Letizia vince con eleganza e D’Alema cerca falsi meriti

Il ministro aspira a un ruolo da protagonista e dimentica di ringraziare la Moratti

(...) «Chi si loda s’imbroda» è una massima che Letizia Moratti deve aver imparato ancora prima di entrare al Collegio delle fanciulle, scuola per signorine di buona famiglia in cui ha studiato. Così non stupisce la lezione di stile che ha regalato. «È stato un gioco di squadra», ripete da lunedì scorso, mettendo in secondo piano persino le esigenze della campagna elettorale pur di rispettare il ruolo delle istituzioni che hanno contribuito alla causa. A partire dal governo, sia pure di altro colore politico.
A sorprendere è chi fa finta, o forse crede davvero, di essere il protagonista del film. Tra i molti aspiranti padri di questa vittoria si è distinto a sorpresa Massimo D’Alema, piombato a Milano con eccezionale tempismo. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il ministro ha attribuito buona parte del successo alla «politica estera del governo», quindi praticamente a se stesso. Dopo aver messo il cappello sull’Expo, un D’Alema più inelegante del solito ha minimizzato il ruolo del candidato premier del centrodestra: «Certo, anche l’onorevole Berlusconi ha fatto un paio di telefonate...».
Il governo ha sostenuto Milano come candidata, preferendola a Torino (che aveva appena ospitato le Olimpiadi invernali) e a Napoli. Questo è certamente un merito che va riconosciuto. Ma è anche vero che puntare su Milano e sull’impegno internazionale promesso dal suo sindaco era l’unica possibilità reale che l’Italia aveva di aggiudicarsi l’Expo. La Moratti ha inseguito Romano Prodi fino a Shanghai, armata di un voluminoso dossier di proposte concrete, pur di spuntare la designazione. E forse non è un caso che il solo risultato concreto a cui è approdato il tavolo Milano sia l’unico in cui il ruolo degli amministratori locali è stato determinante. Niente da fare sulla sicurezza, che dipende da Roma, per non parlare di quel che è accaduto a Malpensa.
È davvero strano che D’Alema abbia dimenticato di ricordare che la conquistatrice dell’Expo è la gentile signora che a palazzo Marino, da brava padrona di casa, gli ha anche offerto il caffè.