Letta nel mirino dopo Bertolaso Ma Colle e Cav fanno quadrato

RomaConvinto che la strategia sia ormai definitivamente cambiata, Silvio Berlusconi decide di blindare in tutto e per tutto Gianni Letta. Perché, è il succo del ragionamento del Cavaliere, visto che hanno capito che bombardare il quartier generale è inutile ora hanno deciso di accerchiare il fortino. Traduzione: siccome non riescono a colpire il premier, prima se la prendono con Bertolaso (l’uomo immagine del governo del fare) e poi con «il dottor Letta» (l’uomo che ha in mano le chiavi di Palazzo Chigi).
Così, a stretto giro, Berlusconi scende in campo ben due volte: prima in privato, nella cena di mercoledì sera con i senatori, quando dice senza mezzi termini che «Gianni merita il Colle»; poi in pubblico, quando in mattinata stigmatizza «l’inciviltà e la barbarie» in atto contro il sottosegretario alla presidenza. Un modo per prendere di petto i rumors che si rincorrono ormai da una settimana su un possibile coinvolgimento di Letta nell’inchiesta della Procura di Firenze. Un tam tam partito proprio in ambienti giudiziari ma rilanciato anche nei Palazzi della politica e non solo dall’opposizione. Perché alle voci si aggiunge anche quello che due giorni fa lo stesso Letta ha ipotizzato essere «fuoco amico». E che ci siano esponenti della maggioranza che non vedono di buon grado l’uomo che ha di fatto in mano i gangli vitali del governo e di quasi tutti i ministeri, le relazioni con il Vaticano, con il Quirinale e con il mondo delle banche non è certo una novità. Con Giulio Tremonti, per esempio, qualche attrito c’è stato, dovuto soprattutto al fatto che quello di Palazzo Chigi è l’unico centro di spesa che può in qualche misura competere con il Tesoro. Di qui, anche alcune incomprensioni sull’istituzione della Protezione Spa che avrebbe ancora di più potenziato e reso autonoma la presidenza del Consiglio. Non è un caso che molti ministri - da Alfano a Gelmini, passando per Fitto e Carfagna - si affidino all’intercessione di Letta quando devono chiedere soldi a Tremonti. E pure con Gianfranco Fini il rapporto è sì buono e di rispetto reciproco ma piuttosto formale. D’altra parte, fanno notare perfino i finiani, quello di Letta è l’unico profilo che potrebbe stoppare le aspirazioni quirinalizie del presidente della Camera.
Anche per questo la difesa di Berlusconi è granitica. A parole e nei fatti, visto che per ben tre volte i due si presentano in incontri pubblici uno accanto all’altro. Un modo per dire che la vicinanza è anche fisica e che il binomio Berlusconi-Letta resta imprescindibile. Perché, spiega in privato il Cavaliere, «se salta Gianni allora salta tutto». Un messaggio chiaro e che trova conferma anche in quanto filtra dal Quirinale, che non nasconde «preoccupazione» per le voci su Letta visto che il sottosegretario ha sempre rappresentato un «canale di comunicazione prezioso», soprattutto nei momenti di maggior tensione. E che il Colle sia deciso a schierarsi a fianco del grand commis di Palazzo Chigi, qualcuno lo desume anche dal fatto che gli uffici legislativi della presidenza della Repubblica non hanno battuto ciglio sul discusso comma 5 dell’articolo 3 del decreto sulla Protezione civile (quello del cosiddetto «scudo Bertolaso») che è arrivato in Parlamento con il nulla osta del Quirinale.
Una difesa, quella di Letta, a 360 gradi. Tanto che anche lo stesso sottosegretario alla presidenza del Consiglio prende carta e penna e risponde a una lettera della presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane. Per manifestare il suo «turbamento» e la sua «preoccupazione» per le «tante cose sentite e viste in questi giorni». «Penso anch’io con orrore a chi crede che le calamità possano essere un pretesto per fare buoni affari. Il terremoto, le vittime, la desolazione che ne consegue - scrive Letta - meritano ben altri sentimenti e ben altra pietà. Altro che affari! Ma, se qualcuno ha pensato il contrario, tutti faremo in modo che si ricreda». E alle richieste di trasparenza della Pezzopane, il sottosegretario replica di aver «fatto eseguire dai miei uffici una ricognizione della situazione» che ha assicurato in passato e assicurerà in futuro «la totale trasparenza dell’azione pubblica, la determinazione rigorosa nell’uso di procedure perfettamente legali, la facilitazione dei controlli e della collaborazione tra diversi organi pubblici».