Letta: «Non sapevamo del sequestro Omar»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Le autorità italiane non erano al corrente dell’operazione Abu Omar, l’imam rapito dalla Cia nel 2003 a Milano. Non era stato informato nessuno, né i servizi italiani, né tantomeno il governo. È quanto ha esposto ieri al Copaco (Comitato di controllo sui servizi segreti) il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. «Il governo italiano e l’intelligence non sapevano della forcible abduction ("prelievo forzato") dell’imam operato dalla Cia» - ha ribadito Letta. Ma attorno a tutta la vicenda, rimangono «molte perplessità», condivise dai membri del Copaco della maggioranza e dell’opposizione. I chiarimenti sulla storia di Abu Omar sono ormai in mano alla procura di Milano, che ha emesso 19 ordini di arresto per altrettanti agenti della Cia in seguito alle denunce della moglie dell’imam su possibili torture a cui sarebbe stato sottoposto il marito.
Perplessità sulla gestione della vicenda è stata espressa dallo stesso vicepresidente del Comitato interministeriale, Maurizio Gasparri: «Letta ha confermato quanto aveva già affermato il governo e i direttori dei servizi, ma resto perplesso sul fatto che si sia verificato un fatto del genere senza che nessuno se ne accorgesse». Stessa perplessità da parte di Enzo Bianco, presidente del Copaco: «Come è possibile che 20 persone abbiano operato sul territorio nazionale senza che nessuno se ne accorgesse?». Bianco ha comunque dichiarato chiuse le indagini su un episodio che risale a due anni fa. «Non siamo una commissione d’inchiesta - ha spiegato il presidente del Copaco - prendiamo atto di quanto ci hanno detto governo e apparati. Le indagini le fa la magistratura». Polemico il senatore Gigi Malabarte, componente Prc del Comitato: «Esprimere perplessità è il minimo. Come è possibile che Digos e Cia pedinassero insieme Abu Omar, conosciuto da anni da tutte le intelligence, e che nessuno abbia mai saputo del suo sequestro, avvenuto in pieno centro di Milano?». «Finirà - ha aggiunto - come la vicenda Calipari. Gli americani non collaborano e il governo fa il pesce in barile». Diversa la posizione di Massimo Brutti, senatore dei Ds: «Le versioni dei vertici dei servizi e del governo coincidono. Tutti hanno dichiarato che non erano al corrente. Dobbiamo prenderne atto». La stessa versione è stata infatti fornita da Emilio Del Mese, direttore del Cesis, Nicolò Pollari, capo del Sismi, e Mario Mori, direttore del Sisde. Per il senatore diessino, tra le dichiarazioni fornite da ex agenti americani, quelli indagati dalla procura di Milano, che hanno sostenuto che gli italiani non potevano non sapere, e le dichiarazioni dei direttori dei servizi che sostengono di non avere saputo, non «si può che considerare attendibile la versione fornita dai rappresentanti del mio paese».
Dello stesso tenore l’affermazione di Fabrizio Cicchitto, componente di Forza Italia: «La relazione di Gianni Letta per ciò che riguarda il caso Abu Omar è stata molto netta e chiara e la ricostruzione dei fatti, allo stato delle nostre conoscenze, non presenta contraddizioni e smagliature. Pertanto, non vedo ragioni di perplessità, a meno che non si vada dietro alle dichiarazioni di ex agenti della Cia che hanno i loro motivi per pescare nel torbido».