Letta: "Si voterà, il Cavaliere ha in mano tutto"

Il braccio destro di Berlusconi confida agli azzurri che c’è già la lista dei senatori pronti a passare alla Cdl. L’ex premier: "La chiave ora è il Quirinale"

Roma - Nel cortile di Montecitorio, seduti ad aspettare il loro turno per l’ennesima votazione sul giudice che dovrà sostituire Vaccarella alla Corte Costituzionale (ieri la decima fumata nera), due deputati di Forza Italia - uno siciliano e l’altro toscano - immaginano gli scenari del dopo Finanziaria. Il primo convinto che il governo Prodi sia ormai a fine corsa, il secondo ben più scettico sul fatto che la maggioranza non abbia davvero più i numeri al Senato come da qualche settimana va dicendo Berlusconi. Eppure, sul punto il Cavaliere continua a non indietreggiare di un passo. Anzi, ancora ieri andava ripetendo che il D-Day «sarà il 15 novembre». Perché per quel giorno «il governo sarà già a casa». Parole che evidentemente guardano al voto del Senato sulla Finanziaria, in calendario in aula dal 5 al 14 novembre.
Una certezza, quella di Berlusconi, che trova conferma anche nelle confidenze di uno solitamente molto prudente come Gianni Letta.

Sabato scorso, infatti, in una manifestazione a Vicoforte, nel Cuneese, il grande mediatore del Cavaliere aveva risposto con un sostanziale no alla proposta di dialogo del sottosegretario alle Riforme Naccarato. Perché, spiegava Letta, la partita «è agli sgoccioli, ai minuti di recupero». Nei giorni scorsi, e ancora ieri, incontrando deputati e senatori a Palazzo Grazioli, Letta è stato ancora più netto: «Si va a votare, il presidente ha ormai in mano tutto». Riferendosi, racconta chi era presente, alla famosa lista di senatori pronti a lasciare la maggioranza. Secondo gli uomini più vicini all’ex premier, infatti, il punto ormai non è neanche più tanto il Senato - dove, diceva ieri Berlusconi, «i numeri già li abbiamo» - quanto il comportamento che avrà il Quirinale nella gestione della crisi.
Non è un caso che domenica scorsa, appena rientrato da San Pietroburgo, il leader di Forza Italia abbia deciso di prendere le parti del Colle e non di Storace. Perché, ha spiegato ai suoi, «l’ultima cosa da fare in questo momento è mettersi contro Napolitano». D’altra parte, tanto il Cavaliere vede le elezioni all’orizzonte dall’aver confidato ad alcuni collaboratori di doversi «tenere in forma in vista dei prossimi mesi di campagna elettorale».

Tutte convinzioni ribadite ieri a Cossiga durante un pranzo a Palazzo Grazioli durato ben tre ore, tanto che l’ex capo dello Stato e senatore a vita racconta di un Berlusconi «fiducioso» e sicuro di poter far cadere il governo «in qualunque momento». Parole, ha notato con sorpresa Cossiga, accompagnate da un gesto di assenso di Letta. Anche se proprio l’ex presidente della Repubblica avrebbe fatto notare che in caso di crisi «il Quirinale potrebbe preferire un governo tecnico al ricorso alle urne». Sul punto, però, il Cavaliere resta ottimista. Per due ragioni: perché se l’opposizione sarà unità per il Colle sarà difficile dire no alle elezioni e perché a suo avviso anche al Pd non dispiacerebbero poi troppo. Argomenti che ha ripetuto anche durante l’incontro con il senatore italoargentino Pallaro. Che appena uscito da Palazzo Grazioli ha voluto puntualizzare: «Non sarò certo io a far cadere Prodi». Dietro le quinte, intanto, sono state avviate le trattative con l’Svp, che per aprire il confronto aveva chiesto la testa della Biancofiore, la coordinatrice azzurra per l’Alto Adige che ieri si è autosospesa.

Dal Cavaliere, poi, sono arrivate ancora parole di affetto per Casini che ormai «è rientrato». E il leader dell’Udc, racconta chi era con lui in Aula ieri mattina, avrebbe ricambiato: «Inutile fare storie, senza Berlusconi non si va da nessuna parte». Battuta che i suoi collaboratori smentiscono categoricamente.