Lettera anonima dopo il pedinamento, la Mussolini nel mirino

RomaPochissimi conoscono l’indirizzo esatto: la sede di Azione sociale. Chi ha spedito la lettera ha compiuto una ricerca precisa su google, ha cercato le foto del passato. Ha lavorato con i programmi di videografica. E naturalmente ha acquisito informazioni sul recapito di Alessandra Mussolini, sulla sua vita. È lei stessa a mostrare la busta ricevuta proprio ieri mattina. Luogo di spedizione, Catania. Data, 5 maggio. Nessun mittente.
All’interno, due fogli. Il primo riproduce tre facsimile del simbolo elettorale del Pdl, contraffatti con la scritta: «Popolo della libertà di rubare e del bunga bunga». Seguono accuse pesanti a Berlusconi legate all’inchiesta sulla prostituzione in corso a Milano: «Berlusconi pedofilo», c’è scritto. Nell’altro foglio, una serie di foto di Alessandra Mussolini nel periodo in cui faceva l’attrice e sotto una sproloquiante riflessione: «Alessandra Mussolini è un’attrice e fotomodella con l’hobby della politica. Molti nostalgici la ricordano in pellicole in cui appariva seminuda».
All’apparenza può sembrare il delirio di una persona non equilibrata, ma quelle che seguono sono parole «maschiliste», che esprimono il concetto della donna «meglio nuda e muta», dice la Mussolini raccontando le prime sensazioni all’apertura della lettera. Un delirio sì, forse, ma da non banalizzare: «Paura no - spiega - a parte l’indirizzo preciso della mia sede, che davvero conoscono in pochissimi. Per capirci io non ho mai fatto comizi lì». E questo è inquietante, senza dubbio. L’anonimo autore della lettera prosegue scrivendo che «il 96 per cento degli italiani pensa che la Mussolini avesse più argomenti quando era muta e nuda che non adesso che parla ed è vestita». Al di là del sentirsi presi di mira, «trovo che siano molto gravi - spiega ancora la presidente della commissione per l’Infanzia - prima di tutto gli insulti a Berlusconi e al simbolo del Pdl, e poi una contestazione non rivolta ai contenuti, ma basata sull’insulto, proprio alla fine di una campagna elettorale in cui non si risponde con temi o si contestano proposte, ma si sparge fango».
Tutto questo materiale è ora nelle mani dell’ispettorato della Camera, che indagherà su questa lettera che si aggiunge a un episodio «anomalo» raccontato dalla deputata del Pdl: «Due mesi fa fui seguita da un’auto da casa mia fino alla scuola di mio figlio. Fu un pedinamento in piena regola, chi mi seguì prese anche dei semafori rossi per seguirmi». Ai poliziotti che le hanno chiesto se ha sospetti su qualcuno, lei ha risposto di no, «non ne ho». Certo questa lettera non fa bene a una politica dove il ricatto dell’immagine è tutto: la ridicola ma anche sottile minaccia è appunto che «la foto venga usata come strumento per dire: “Guarda cosa posso pubblicare contro di te”». E poi «le donne sono sempre le più massacrate, vengono infangate sempre sulla forma, sull’esteriorità. Non sono stata criticata per progetti di legge». Ma il contenuto di questa strana busta da Catania è meschino e fastidioso, «e per questo, sì, ci si rimane davvero male».