LETTERA APERTA

Caro Antonio Martino, ho letto il tuo articolo relativo alle missioni militari italiane all’estero, quanto ha detto in proposito Silvio Berlusconi e anche, sulla linea del nostro ministro degli Esteri, il leader del Partito democratico Walter Veltroni. E ti debbo dire che io sono parzialmente, ma solo molto parzialmente, d’accordo con te: e cioè solo su nostro ritiro dal Libano.
Tu sai che io sono stato un «atlantista» convinto: adesso non riesco proprio a capire a che cosa serva la Nato, date le abissali differenze di posizione, e di impegno, di Stati Uniti, Canada, Regno Unito e ex-Paesi dell’Est da una parte, e Italia, Spagna e Germania dall’altra parte. Non sono certo un «pacifista», uno per la «pace senza se e senza ma»: sulla linea di Agostino d’Ippona, di Tomaso d’Aquino, di Francisco de Vitoria o.p. e di Francisco Suarez S.J. io credo che la guerra possa essere giusta, anzi anche doverosa, perfino se «preventiva». Da tempo ormai penso che se Regno Unito e Francia, quando il Terzo Reich rioccupò la Ruhr, proclamò il riarmo e si annesse l’Austria, avessero invaso la Germania e rovesciato il regime nazista, avremo evitato molti milioni di morti: britannici, americani, canadesi, dell’Anzac, italiani, germanici e russi e di tutti gli altri Paesi europei, e la Shoah non sarebbe stata! Premesso che è una ipocrisia (e qui ha ragione la sinistra radicale) parlare di «operazioni di pace» in riferimento ad operazioni militari che, condotte con mezzi aerei e di terra anche «pesanti» e con migliaia di vittime, anche civili, sono vere e proprie operazioni di guerra, per essere «giusta» una guerra deve avere anche, secondo i canoni della filosofia classica che da tempo ho fatto miei, una ragionevole possibilità di successo: e non è così né per l’Irak né per l’Afghanistan.
Il Kosovo? Ma se i nostri soldati non sanno neanche da che parte stanno: dei kosovari serbi o dei kosovari albanesi? Ed il Libano, Paese sull’orlo della guerra civile e religiosa, dove il fallimento della missione dell’Onu è palese, anche per il mandato dato dal Governo di Roma, al nostro contingente di «non disarmare» nessuno, di «non vedere e non sentire» e se necessario di «girarsi dall’altra parte», che ha portato al riarmo degli Hezbollah «alla grande», e che metterà i nostri militari nel pericolo di cadere sotto il fuoco incrociato delle milizie sciite e delle Forze di difesa israeliane! E poi: «le guerre le fanno» solo i Paesi che le possono fare, e cioè i Paesi i cui Governi, sia di destra che di sinistra, hanno dietro di sé popoli non divisi: ma questo non è per l’Italia che «bellicista» non è mai stata! E data la trionfante cultura dell’opzione per la «pace senza se e senza ma», non solo della sinistra radicale ma anche della massima parte dei cattolici.
Via l’Italia dall’Afghanistan, via l’Italia dal Libano, no al ritorno in Irak, via l’Italia dal Kosovo, e forse anche: via l’Italia dalla Nato! E perché? Soprattutto perché: «Grazie,non posso!».