Lettera aperta della mamma Andrea

La madre del giovane falciato da un'auto a Peschiera Borromeo scrive a giudici, avvocati e pm

In una lettera aperta a giudici e magistrati Elisabetta Cipollone, madre di Andrea De Nando il 15enne ucciso lo scorso gennaio a Peschiera Borromeo da un pirata della strada, chiede che al colpevole sia negato il patteggiamento. E nella sua missiva indirizzata a ad avvocati, giudici e pubblico ministero chiede una pena esemplare, sperando che si arrivi a cambiare la legge: «Vi prego, fate tutto ciò che è in vostro potere ed anche di più. Fate come se Andrea fosse vostro figlio, fate come se Andrea fosse il figlio di tutti.
Non concedete il patteggiamento, sollecitate chiunque possa essere sollecitato a dare il massimo della pena prevista.
Se otteniamo una sentenza esemplare, sarà una vittoria assoluta, sarà un deterrente per tutti coloro che deliberatamente uccidono, che deliberatamente tolgono il futuro ad un ragazzo che quel futuro lo aveva tra le sue mani e che si affacciava alla vita con modestia ma anche con la forza dell'amore che solo lui sapeva donare agli altri.
Allora io dico e non mi stancherò mai di dirlo finchè potrò, se salvi una vita hai salvato il modo intero.
Se quella sentenza esemplare che spero riesca a condannare l'assassino di Andrea dovesse servire come deterrente e salvare anche solo un altro povero ragazzo, allora voi ed anche io (io con il mio amore di mamma e voi con le vostre indicusse competenze legali) avremmo salvato il mondo intero.....ciò che vi chiedo davvero è qualcosa che va oltre la legge, è qualcosa che nasce dall'anima, attraversa i sensi, e, passando dalle parole, (le vostre) arrivi dritto al cuore di chi deve arrivare.
Ce lo chiede Andrea, ce lo chiedono tutte le vittime. per una giustizia che cominci a non occuparsi troppo spesso di stare dalla parte dei criminali, ma che dia voce a noi vittime per il resto dei nostri giorni, perchè vedete, cari giudici, pm, avvocati, la pena di morte non è stata abolita in italia, la pena di morte esiste ancora, è la mia, la nostra condanna definitiva a morte, quella di chi è stato separato per mano altrui da chi tanto ha amato».