LA LETTERA APERTA

Non conosco la Sua esatta collocazione anagrafica, ma, se Lei è ligure, avrà certo avuto l’opportunità di ricordare o almeno di sapere com’era Nervi negli anni ’60/’70; era il buon ritiro invernale italiano, era il sogno, per chi poteva permetterselo, di un rifugio per la vecchiaia.
Il breve inverno e la sua passeggiata a ridosso del mare faceva godere del sole e del tepore delle rocce. Il viale che conduce alla passeggiata, rigoglioso di palme e azalee curate e pulite era l’orgoglio di tutti. Poi c’era il parco, allora rispettato come ogni meraviglia, esplosione di verde e colori, con i laghetti per i cigni, gli stagni e le tartarughe. Poi, l’estate portava nel parco i migliori nomi della danza mondiale come Nureyev e la Fracci. Erano i balletti di Nervi che internazionalizzavano la città.
Ora, Signora Sindaco, come tutti i genovesi, provi alla domenica a raggiungere la Sua colonia. Forzando lo stop dell’incrocio dell’autostrada (per il ritorno a casa, per entrare in corso Europa, dovrà affidarsi alla roulette russa), se arriverà indenne all’imbocco del viale delle Palme, si metterà in coda e aspetterà, aspetterà, naturalmente a motore acceso, ammorbando di CO2 passanti e abitanti, per poter entrare nel parcheggio, o meglio nell’anacronistico cortile dismesso dalle Ferrovie dello Stato. Così, vedrà nel viale, collocato da un’infinità di mesi, un prefabbricato che occupa mezza corsia stradale che serve da ripostiglio per assi di legno e accessori da lavoro. Ma Signora Sindaco, Lei permetterebbe un rifugio attrezzi in piazza De Ferrari? Vedrà, presso la Stazione, una villa secolare abbandonata, ricettacolo di roditori e non solo, segno di spregio non solo dei proprietari, ma anche delle autorità che devono pretendere igiene e decoro.
Poi imboccherà la discesa che porta al mare, maleodorante per la pipì (si spera solo dei cani) e per la scarsa pulizia.
Poi arriverà alla passeggiata, ambita dai genovesi, ma soprattutto dai loro cani, trascurata e sporca con panchine rotte, lastrature sconnesse, buchi e cedimenti del terreno (alcuni segnalati da mesi e mesi), tranelli per bambini e anziani.
Signora Sindaco, Genova non è solo l’acquario o palazzo Ducale e per rendere bella e vivibile una città non è necessario neppure il genio di Renzo Piano; basta l’attenzione e la salvaguardia di quello che si possiede, aiutando il cittadino a goderne dei benefici. Dimostri che le donne, quando riescono ad occupare una posizione di responsabilità e privilegio, sanno lavorare meglio degli uomini. Signora Sindaco, non vorrei constare che, come la storia ci racconta, nonostante siano miniere da sfruttare, le colonie non siano più di moda. La saluto cordialmente e Le auguro buono lavoro.