Lettera di Berlusconi ai parlamentari azzurri: "Preparatevi alle urne"

Il leader di Forza Italia: "Il
governo cadrà sulla Finanziaria.
L’esercizio provvisorio? Bellissimo". La strategia: ""Shopping di
senatori? No,
apro le porte
a chi non vuol
aderire al Pd&quot; <br />

da Roma

Sono le nove passate quando dalla finestra di Palazzo Ferraioli, Silvio Berlusconi getta lo sguardo sulla facciata di fronte: «Palazzo Chigi incombe». Una riflessione che spiegherà qualche ora più tardi, seduto su un divano, mentre nella sala accanto si sentono le note della chitarra di Apicella. «Il governo - sospira - cadrà sulla Finanziaria, perché ormai sono tantissimi gli scontenti della Margherita. Sono troppi ormai quelli a pie’ di lista e che hanno la certezza di non essere rieletti».

E appena la festeggiata, Isabella Votino, soffia sulle candeline, il Cavaliere dà anche uno sguardo al dopo crisi. «Un governo tecnico o istituzionale? Non esiste, anche gli alleati perderebbero la faccia e anche i loro partiti. Con che coraggio si farebbero vedere in giro?». E pure l’ipotesi che uno scivolone dell’esecutivo sulla Finanziaria possa portare all’esercizio provvisorio non lo spaventa: «Non è mica più come una volta. Anzi, sarebbe bellissimo, risparmieremmo un sacco di soldi». Intorno al divanetto si accalca la gente e il leader di Forza Italia ribadisce le ragioni per cui «non c’è spazio al dialogo». Soprattutto, dice, sulla riforma elettorale. «È un’arma fenomenale contro il Pd. Se si vota con questa legge, infatti, saranno costretti a ripresentarsi alleati con la sinistra massimalista. Insomma, per me non ci sarebbe neanche da fare campagna elettorale». E dando ancora uno sguardo alla facciata di Palazzo Chigi sospira: «Prodi è un povero diavolo ricattato da 50 senatori anti capitalisti, a loro volta ricattati dalla piazza e dai no global».

Le riflessioni di Berlusconi sul destino del governo iniziano nel primo pomeriggio, quando dopo pranzo decide di concedersi una mezz’ora a piedi nel centro di Roma. Lo showdown del governo è solo una questione di giorni. «La legislatura - scrive in una lettera che nel pomeriggio viene recapitata nelle caselle postali di deputati e senatori di Forza Italia - si avvia inevitabilmente a una conclusione prematura ».Edunque, è l’invito che rivolge ai suoi parlamentari, «dobbiamo prepararci a un ritorno alle urne già nella prossima primavera ». E tanto l’ex premier è proiettato verso la campagna elettorale che già si è messo al lavoro su quelli che lui chiama «difensori del voto». Cioè rappresentanti di lista di Forza Italia che possano presidiare i seggi alle prossime elezioni e «contrastare i professionisti dei brogli della sinistra». E, dunque, «in ogni comune italiano e in ogni sezione elettorale c’è bisogno di persone con voglia di fare e con capacità dialettica che sappiano difendere il voto dei cittadini» che secondo il Cavaliere dovrebbero costituire un vero e proprio «albo dei rappresentanti di lista».

Non è un caso che nell’incipit della missiva il leader di Forza Italia parli di «legislatura iniziata nella notte dei brogli e proseguita nel segno dell’ingovernabilità a causa delle divisioni insanabili della sinistra». Pur convinto che il governo «non può andare avanti così» visto che «ha la fiducia di solo due italiani su dieci», passeggiando per via del Plebiscito Berlusconi smentisce categoricamente di fare «shopping» di senatori nel centrosinistra. Semmai, spiega, «do una collocazione politica a chi non ce l’ha più nel Partito democratico come ho fatto con la Dc di Rotondi». Insomma, porte aperte ai delusi della Margherita ma nessuna campagna acquisti. «Sui giornali - aggiunge - ho letto tante cose inesatte».

E se in privato l’ex premier non ha timori a manifestare la sua convinzione di unesecutivo in dirittura d’arrivo, pubblicamente preferisce scegliere la linea della prudenza. Quando cade il governo? «No, non fatemi fare previsioni. C’è tanta gente che parla senza lavorare, mentre io sono l’unico che lavora senza parlare. Apprezzatelo». Il Cavaliere, insomma, è in attesa di quello che con i suoi ha definito il D-Day, «il 15 novembre». Non a caso, la Finanziaria andrà in Aula al Senato tra il 4 e il 14.