La lettera del Cnr: «Cari professori non spendete più»

L’appello del presidente dei ricercatori: il futuro dei laboratori è a rischio

Francesca Angeli

da Roma

Scienziati e ricercatori ridotti in miseria. Il presidente del Centro nazionale delle ricerche, Fabio Pistella, confessa: «Ho dovuto dare la disposizione più amara di tutta la mia carriera». Ovvero una nota di poche righe diramata dal direttore generale, Angelo Guerrini, a tutti gli enti di ricerca per intimargli di non spendere più una lira perché il futuro dei laboratori è troppo incerto visti i tagli imposti dalla Finanziaria.
«A causa delle gravissime prevedibili conseguenze sul bilancio 2007 dei tagli disposti dal disegno di Legge finanziaria 2007 al finanziamento ordinario degli Enti pubblici di ricerca, l’assunzione di impegni da parte di tutti i centri di responsabilità dovrà essere limitata con decorrenza immediata e fino a diversa disposizione alle spese obbligatorie e indifferibili - si legge nella nota -. Ogni atto di assunzione di impegno dovrà essere accompagnato da una dichiarazione sottoscritta dal responsabile del centro di responsabilità che attesti dette caratteristiche vincolanti».
Al di fuori del linguaggio burocratico la nota si legge «non c’è una lira non muovetevi fino a nuovo ordine». Altro che competizione con gli altri Paesi: i laboratori non avranno neppure i contanti per pagare le bollette della luce. Un boccone davvero amaro da mandare giù per il presidente Pistella che denuncia come nonostante i messaggi rassicuranti del governo la questione ricerca sia assolutamente ancora tutta da risolvere.
«Il programma dell’Unione parlava di incrementi alla ricerca, e ora siamo qui a lottare per non farci tagliare troppo - dice Pistella -. È davvero strano che non si riesca a tirare fuori un piccolo incremento per l’assunzione di ricercatori, deciso peraltro alcune settimane fa, come risposta alla drammatica situazione che abbiamo denunciato venerdì, giorno in cui si è cominciato a votare alla Camera sui tagli».
Una situazione gravissima che avrà pesanti ricadute anche rispetto ai finanziamenti che potrebbero arrivare dalla Ue. Pistella spiega che con questi tagli si tarpano le ali al Cnr rispetto al tentativo di coinvolgere le imprese. Dunque quando nel 2007 partirà il VII Programma Quadro Ue, in cui si presentano i bandi e si montano le squadre l’Italia rischia di essere tagliata fuori. «Ma se l’Italia non ha i soldi per partecipare ci faranno fuori - assicura Pistella .- E così faremo pure un favore agli altri Paesi».
Molto critico nei confronti delle ambiguità del governo sui fondi realmente destinati alla ricerca anche il presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, Roberto Petronzio.
«Abbiamo lanciato un grido di allarme e non per corporativismo - attacca Petronzio -. Parliamo di un bene comune che è la ricerca che corre pericoli gravi. E non c’è solo il problema dell’assunzione dei ricercatori per il quale ci siamo attivati per lo sblocco delle assunzioni. Il punto più urgente riguarda i reali tagli alla ricerca imposti col decreto Bersani che taglia i consumi e impone agli enti di tassarsi del 20 per cento per il capitolo che passa sotto il nome di spese intermedie o consumi. Secondo me è una tassa su quello che viene assegnato». Sugli enti di ricerca poi ricade anche quello che Petronzio definisce «il taglio più importante» ovvero la riduzione dei finanziamenti ai ministeri. «Con questa disposizione si tagliano i fondi alla ricerca perché i ministeri non fanno altro che smistarli - spiega Petronzio -. Quindi risparmiare su questi significa risparmiare direttamente sui finanziamenti che dovrebbero andare alla ricerca.
«Quanto a riassumere i ricercatori - prosegue - si parla di cifre irrisorie: 35 milioni in un biennio. Vuol dire 17 milioni l’anno per tutti gli enti di ricerca, all’Infn arriveranno sì e no 2-3 milioni. Che senso ha dire che 2-3 milioni compensano 50 milioni di tagli».
E in difesa della ricerca interviene di nuovo il premio Nobel Carlo Rubbia. «Inutile dare nuovi stipendi ai ricercatori se poi non hanno nulla da fare - osserva Rubbia -. È necessario mantenere un sistema di stabilità soprattutto per quanto riguarda la ricerca avanzata».