La lettera d’amore di Dio agli uomini

Sul mio intervento a proposito delle dichiarazioni della signora Margherita Hack, da voi gentilmente pubblicato, vi è stata una replica di un lettore riportata dalla rubrica del Secolo XIX. Ho ritenuto fare due righe di chiarificazione.
La garbata «metafora» sulle stelle alla quale sono ricorso nella lettera aperta alla signora Hack, che il lettore Signor Luigi Grillo di Lerici, nella lettera pubblicata il 4 maggio dal Secolo XIX, definisce addirittura «irridente», lungi dall’esserlo era, appunto, una semplice garbata metafora che, semmai, conteneva un condiviso invito alla scienziata ad un rispettoso silenzio di fronte alla morte di un «grande», al cui cospetto tutti si erano prostrati, chi semplicemente per un senso di umano rispetto, chi colpiti da quella palpabile dimostrazione di pari dignità e condizione che tutti, grandi e piccoli, potenti e non, abbiamo di fronte a Dio.
Ridurre, invece, come non solo il nostro lettore fa, la speranza cristiana di una vita eterna, al di là della vita terrena che, per chi crede veramente, è certezza, «a semplici fantasticherie», questo si sembra essere quanto meno poco rispettoso.
Anche perché chi, come noi, così «fantastica», trae fondamento e forza da quell’universo di verità rivelata che è la Bibbia, poeticamente e giustamente definita «lettera d’amore di Dio agli uomini», dove la parola Dio si rivela e si pone come «lampada per i miei passi e luce per il mio cammino», come «cibo dell’anima», dove Dio, che ci è creatore e Padre «si lascia trovare e si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui».
Chi, al contrario, spesso aprioristicamente, lo rifiuta, il materialista o il cosiddetto «ateo», come insegna il libro della Sapienza, «Sragionando dice: La nostra vita è breve e triste. Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati. La nostra vita passerà come le tracce di una nube, si disperderà come nebbia scacciata dai raggi del sole e disciolta dal calore. La nostra esistenza è il passare di un’ombra e non c’è ritorno alla nostra morte. (Sap. 2.1).
Ma Dio che «ha creato l’uomo per l’immortalità facendolo ad immagine della propria natura» (Sap. 2.23), ci dà con San Paolo la certezza che «quando sarà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli (2º Corinzi 5,1).
Questa, caro Signor Grillo, è la nostra fede che, come ci insegna San Paolo nella lettera agli Ebrei (11,1) «è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono - perché - le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne».
Gregorio Magno rivolgendosi ad un laico, diceva: «Cerca di meditare ogni giorno le parole del tuo creatore. Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio perchè tu possa più ardentemente desiderare i beni eterni e con maggior desiderio la tua anima si accenda di amore per Dio e per il fratello» (Epist. 31.54).