La lettera delle figlie a Bertolaso: "Sei l’orgoglio della tua famiglia"

Chiara e Olivia, studentesse universitarie, scrivono al padre dalle colonne di "Panorama". "Tieni duro, questo fango no ti sporcherà: gli italiani sanno riconoscere le menzogne" 

di Chiara e Olivia Bertolaso

Gentile direttore, abbiamo deciso di rivolgerci al suo giornale per denunciare una triste realtà che da tempo affligge il nostro Paese. Siamo due studentesse che amano l’Italia e credono nelle istituzioni e che, per tale ragione, non intendono tacere oltre lo scempio che si è compiuto negli ultimi giorni nei confronti di un uomo onesto, funzionario dello Stato e padre di famiglia premuroso.

Colui che ha dedicato parte della sua carriera a curare i miseri della Terra in luoghi dimenticati dall’uomo e da Dio, e gli ultimi nove anni, il periodo trascorso a capo della Protezione civile italiana, a soccorrere i suoi concittadini meno fortunati portando sul petto il tricolore e nel cuore la speranza di poter essere d’aiuto al suo Paese. Un uomo che, chiedendosi ogni giorno cosa avrebbe potuto fare per migliorare la sua patria, non quello che la sua patria avrebbe potuto fare per lui, ha sacrificato la maggior parte della sua vita privata per adempiere i suoi doveri civili, ma è riuscito nonostante tutto a insegnare alle sue figlie, che lo reclamavano a casa, il rispetto e la dedizione per un bene superiore, l’Italia.

Un uomo generoso che non ha mai lesinato il suo tempo negli incontri con i giovani studenti e i bambini delle scuole, degli oratori e delle chiese, altruista al punto di devolvere il compenso che gli sarebbe spettato per le migliaia di conferenze pubbliche tenute in beneficenza. Un uomo che con straordinaria umiltà ha ricevuto due medaglie al valore civile, assegnategli da due diversi presidenti della Repubblica italiana, la legione d’onore dalla Repubblica francese, quattro lauree ad honorem e innumerevoli riconoscimenti di stima e affetto da coloro che gli sono più a cuore, gli italiani (...).

In questi ultimi giorni (...) abbiamo sentito parlare di Guido Bertolaso, nostro padre, come di un avido e un corrotto. Lo hanno accusato di frequentare un luogo losco e peccaminoso come il Salaria Sport Village di Roma, che invece è un centro sportivo frequentato ogni giorno da bambini, adolescenti, adulti e anziani in cerca di benessere e cure fisiatriche; lo hanno definito un puttaniere che si intratteneva con una escort di nome Francesca, che in realtà avrete ormai scoperto essere una fisioterapista professionale e rispettabile i cui massaggi terapeutici sono stati arbitrariamente definiti prestazioni sessuali. Oramai l’unica vicenda su cui speculare per continuare a trascinare nel fango il capo della Protezione civile con l’accanimento necessario è la storia della escort brasiliana, con la quale è stato organizzato un incontro a sua insaputa e dal quale si è allontanato indignato dopo il massaggio. (...)

Vogliamo quindi sottolineare la gravità delle accuse e ipotesi infamanti mosse sulla base di parole estrapolate da intercettazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare, i cui contenuti, in un paese civile, dovrebbero essere mantenuti segreti almeno fino allo svolgimento del processo. Ma in questo caso si è già sentenziato sulla colpevolezza di Bertolaso prima ancora che inizino gli interrogatori e che si decida se rinviarlo a giudizio o meno. In questo, e purtroppo per il nostro Paese in tanti altri casi, alcuni giornalisti senza scrupoli hanno deciso di ergersi al di sopra della giustizia italiana per condannare e distruggere in pochi minuti la reputazione e il duro lavoro di un uomo, riportando i fatti degli ultimi giorni senza cognizione di causa, senza obiettività, senza soprattutto approfondire la realtà dei fatti, ma semplicemente divulgando ciò che per loro era più comodo, ciò che li avrebbe fatti vendere più copie anche se si trattava di pure e meschine insinuazioni (...).

Noi ci chiediamo con quale arroganza, con quale subdola malignità si sostengono tali accuse quando i conti in banca del sottosegretario sono nelle mani degli inquirenti da giorni e sono loro i primi probabilmente ad aver capito che non c’è nulla da nascondere e solo tutta la sua innocenza da dimostrare. Con queste nostre considerazioni non intendiamo negare la legittimità della libertà di stampa, che riteniamo fondamentale, ma piuttosto vorremmo denunciare la libertà di menzogna, la libertà di divulgare notizie incerte e approssimative: un reato per il quale molto spesso non è prevista pena, o almeno non commisurata al delitto. Noi crediamo nel diritto di un cittadino di essere giudicato da una corte prima che dai mass media, crediamo nel suo diritto di potersi difendere dalle calunnie, crediamo soprattutto nel diritto del cittadino assolto da ogni colpa di essere riabilitato da coloro che per primi lo hanno distrutto, e crediamo nel dovere di questi ultimi di pagare per il danno arrecato (...).

A te, papà, vorremmo dire che sei l’orgoglio della tua famiglia, che lo sei sempre stato e che lo sei ora più che mai. Di certo non saranno le parole al vento di qualche giornalista improvvisato a toccarci, ma anzi serviranno a motivarci sempre di più nella volontà di cambiare questo Paese. Non hai tradito la nostra fiducia, né quella degli italiani, i quali sono dotati di una coscienza critica che gli permette di discriminare la menzogna dalla verità e di capire che dopo tutti i sacrifici che hai fatto per loro sarebbe contraddittorio e assolutamente privo di senso volerli ingannare e danneggiare.