Lettera al giudice "condannato" a fare l’archivista

Stimatissimo Gip del Tribunale di Roma, lei tra pochi giorni sarà chiamato a esprimersi sulla richiesta della Procura di archiviare il fascicolo aperto sulla casa di Montecarlo che vede indagati per truffa aggravata il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il senatore Francesco Pontone. Credo che in tutta Italia ci saranno sì e no quattro persone che dubitano di come andrà a finire. Tutti gli altri danno l’archiviazione per già fatta. E lo scrivono pure sui giornali, lo dicono in televisione: «Vicenda chiusa, ha vinto Fini». Signor Gip, li smentisca.

Lo faccia per decenza. Perché la pratica che si troverà per le mani presenta tali e tante anomalie da crearle, ne siamo certi, più di un imbarazzo. A cominciare dal fatto che si sono spesi i soldi (...)
(...) dei contribuenti per appurare (parole del procuratore) «solo la congruità del prezzo di vendita dell’immobile» e poi si chiede di insabbiare tutto una volta stabilito che quella cifra era completamente fuori mercato. Per tacere dei mancati interrogatori di Fini e Tulliani. E dell’inspiegabile mancanza di curiosità per l’identità del compratore che, lo vedrà dalle carte, risulta essere senza ombra di dubbio il «cognato» del venditore. Il quale venditore, piccolo particolare, non cedeva a prezzo stracciato un bene suo, bensì del partito. Davvero non c’è reato?

Lo faccia per orgoglio. Uno schiaffo agli insopportabili sepolcri imbiancati che gettano nell’etere o sui giornali tonnellate di parole per spiegare che non serve la separazione delle carriere tra magistrati e poi non prendono neppure in considerazione l’ipotesi che un giudice possa opporsi ai desideri dei Pm. Li stupisca: faccia loro capire che lei esiste, che ragiona con la sua testa e non fa l’archivista.
Lo faccia per sfizio. Così, per cancellare per un giorno dalle facce di Bocchino e Urso quel sorrisetto irritante che da mesi portano in giro per tutti i programmi tv d’Italia, e vedere l’effetto che fa.
Lo faccia per puntiglio. Magari solo per non dare a Berlusconi la soddisfazione di dire: «Visto? Avevo ragione: i giudici in genere, e quelli delle indagini preliminari in particolare, fanno solo i passacarte dei pubblici ministeri».

Lo faccia per chi ancora si ostina a credere che ci sia un giudice a Berlino (o addirittura a Roma) e non si rassegna all’idea che sia già tutto deciso a tavolino. A nome di quei quattro illusi: grazie dell’attenzione.