La lettera di una madre a un pirata della strada "Hai ucciso mio figlio. Ora fatti processare..."

Andrea De Nando, 15 anni, fu travolto da un'auto mentre rientrava a casa nel centro di Peschiera Borromeo, nel milanese. La mamma chiede al responsabile di rinunciare al patteggiamento. L'appello della donna: "Nessuno sconto di pena per chi ha distrutto la vita di un'intera famiglia"

Fa venire i brividi la lettera di una madre all’uomo che le ha ucciso il figlio. Una pagina fitta di parole che sono, al tempo stesso, un atto di accusa e un gesto di amore.

Il 29 gennaio scorso Andrea De Nando fu travolto da un’auto mentre rientrava a casa con il fratello e un amico nel centro di Peschiera Borromeo, nel Milanese. Per il ragazzo, 15 anni, non ci fu niente da fare: la vettura che lo investì andava ad un velocità di circa 90 chilometri orari in una zona dove il limite di velocità previsto è 50. Lo schianto fu fatale. Oggi la mamma di Andrea scrive un messaggio disperato all’uomo che quella sera era alla guida, chiedendogli di «farsi processare, senza chiedere il patteggiamento». Uno sfogo che - in punta di diritto - non ha nessun senso; ma a una donna straziata dall’angoscia non si può certo chiedere di inchinarsi alla freddezza dei meccanismi giuridico-procedurali.
«La prego signor C. A. – inizia così l’appello di Elisabetta Cipollone - consegni questa missiva al suo avvocato, gli chieda di non patteggiare, la scongiuro in nome di Andrea, in nome del mio bellissimo bambino, non uccida due volte mio figlio, perché patteggiare la pena, scendere a compromessi con la legge per me, per tutti noi che abbiamo subito un lutto di questo genere, significa uccidere per la seconda volta chi ha perso la sua vita, massacrato sull’asfalto».

Andrea stava attraversando sulle strisce pedonali, davanti all’oratorio San Carlo della Sacra famiglia di Peschiera Borromeo: era con il fratello Cristian e un amico quando una Citroen C5, lo ha investito. L’auto venne vista da diversi testimoni sfrecciare troppo rapidamente per potersi fermare in tempo. Il ragazzo venne colpito in pieno, trascinato a diversi metri di distanza. Disperata la corsa all’ospedale di San Donato, ma i traumi riportati da Andrea erano stati troppo gravi. Oggi la mamma non trova pace e chiede un giusto processo, senza «scorciatoie».

«Gentile signor C. A., non ci conosciamo - scrive la madre del ragazzo ucciso -. La sera della tragedia le augurai con tutto il mio cuore e con tutta la mia voce, di provare anche lei lo stesso dolore, le augurai veramente che anche lei e sua moglie e tutta la sua famiglia potesse soffrire e provare ciò che noi stavamo provando. Fu la reazione del primo momento. Ora, a distanza di circa 100 giorni, posso dirle con la stessa sincerità con la quale pronunciai quelle parole che no, questo dolore non lo auguro neppure a colui che ha provocato la morte di mio figlio. Non auguro a nessuno, ma proprio a nessuno di voler riabbracciare il proprio figlio al punto che per poterlo fare io darei la mia stessa vita. Solo per poterlo salutare e baciare un minuto soltanto».

«Mi dia retta - conclude la mamma di Andrea -, si metta a posto con la sua coscienza, lasci perdere i benefici che la legge garantista le consente. Se lei dovesse farlo, come saranno tutte le prossime mattine della sua vita che le auguro lunghissima?».
Una domanda drammatica. Una domanda senza risposta.