Lettera con polvere sospetta e il leghista Zaia va in ospedale

Una lettera che, una volta aperta, ha lasciato liberarsi nell’aria una polverina bianca. L’allarme immediato, poi il ricovero. È stato questo il «buongiorno» ricevuto ieri mattina dal vicepresidente del Veneto, Luca Zaia. Nella lettera erano presenti minacce al politico leghista, che verso le 7 si era recato nei suoi ex uffici in Provincia a Treviso per ritirare la posta. Ancora in auto ha iniziato ad aprire le lettere trovandone una piena di una sottile polvere bianca. Immediata la corsa all’ospedale di Treviso, Ca Foncello, per gli accertamenti. Il vicepresidente ha riferito di sentirsi bene, di essere un po’ preoccupato, anche se all’inizio aveva preso quella lettera per uno scherzo di carnevale.
La polvere bianca è stata raccolta e inviata al servizio di microbiologia di Padova. Zaia fino a sera era ancora ricoverato al reparto malattie infettive. La busta, su cui sta indagando la Digos, ha un timbro postale di Padova, contiene un testo scritto a mano e ritagli di un quotidiano locale. «Mi bruciano gli occhi e la gola, speriamo veramente si tratti di gesso o calce». Luca Zaia racconta: «Non ricordo nulla di preciso: quando è caduta la polvere non ho più pensato al contenuto della busta. Ricordo che la lettera iniziava con la parola, forse, Trieste». I medici intanto dichiarano che Zaia è in buone condizioni e non è in pericolo.
A Zaia giungono intanto le prime attestazioni di solidarietà: «Un abbraccio affettuoso dopo un gesto odioso e condannabile» ha detto il governatore Giancarlo Galan. Un pensiero viene anche dal ministro delle Riforme, Roberto Calderoli: «Un odioso e vigliacco gesto da condannare fermamente. È un fatto su cui c’è da riflettere seriamente per capirne i motivi».