Lettera al premier: «Ecco cosa serve a Milano»

Più attenzione anche per infrastrutture, imprese e università lombarde

Marcello Chirico

Gioco di squadra, proprio come quello praticato in Germania dagli azzurri e che si è dimostrato vincente. Hanno deciso di attuarlo pure Roberto Formigoni e Letizia Moratti nei confronti del governo nazionale, cominciando da martedì 25 luglio, giorno scelto da Romano Prodi per avviare quel «Tavolo Milano» annunciato e promesso circa un mese fa a governatore, prima cittadina e presidente della Provincia dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta durante la sua breve trasferta milanese. Un appuntamento al quale la coppia Letizia-Roberto si presenterà, se non proprio a braccetto, di sicuro con un cahier di richieste, e non privo di doleances, ben dettagliato e, soprattutto, condiviso.
Una strategia comune alla quale governatore e sindaco stanno lavorando dai giorni successivi alla visita di Letta: si sono visti un paio di volte a colazione, si sono sentiti più volte al telefono e insieme hanno scritto la «loro» agenda dei lavori. Quella da accorpare all’altra, stilata dal governo, dalla quale sarebbe addirittura scomparsa la discussione sulla «legge per Milano», sostituita da una generica voce sul «coordinamento delle problematiche dell’area milanese».
Giovedì pomeriggio, poche ore dopo la filippica formigoniana contro Dpef («lacunoso») e Decreto Bersani (paragonato niente meno che «a un oppressivo Grande Fratello»), la Moratti ha chiamato il governatore non solo per trasmettergli la sua completa condivisione alle critiche mosse nei confronti delle politiche economiche del governo, ma anche per informarlo che avrebbe inviato a Prodi una lettera attraverso la quale chiedeva l’inserimento di questi argomenti all’interno della discussione del 25 luglio. Richieste condivise in toto da Formigoni, come la stessa Moratti ha voluto evidenziare al premier nella medesima missiva. Un modo per far capire a Prodi che clima troverà in prefettura tra dieci giorni, con Regione e Comune pronti a dar battaglia su tutto.
In particolare su quattro argomenti, quelli appunto che la Moratti - d’intesa con Formigoni - ha elencato nella lettera inviata a Palazzo Chigi: Documento di Programmazione economico-finanziaria, Decreto sulle liberalizzazioni, Agenzia dell’Innovazione Tecnologica e Biblioteca Europea le cui sedi sono state assegnate proprio a Milano e che entrambi i rappresentanti istituzionali milanesi puntano a veder realizzate.
«Quello del 25 luglio - ha ribadito ancora ieri Formigoni dalla propria web-radio - dovrà essere un confronto sulla questione settentrionale che ha Milano come epicentro, ma che non riguarda solo Milano. L’ordine del giorno dovrà essere integrato, perché bisognerà trattare anche il tema delle infrastrutture, della competitività, di nuove condizioni di vita per le nostre imprese e di miglioramento delle Università lombarde». Proprio per questo il governatore chiede (e la Moratti è con lui) che si parli pure del Dpef, «che - ha spiegato - contiene molte incongruità rispetto alle esigenze produttive del Nord. Il governo deve capire che Milano non è Roma, la Lombardia non è il Lazio: Roma è i quattro quinti del Lazio, Milano è la capitale di una regione molto ampia, molto sviluppata e con tante altre città capoluogo. E che Milano e la Lombardia sono l’epicentro di un Nord che ha detto “no” all’ipotesi del centrosinistra». Anche la Moratti, nei giorni scorsi, aveva detto di «non condividere» alcuni punti dei due documenti. «Per esempio - aveva sottolineato - c’è solo un accenno a temi come casa e Catasto, mentre le leve finanziarie dovrebbero andare ai Comuni». Il 25 ci sarà tanto da discutere.