Lettera di una ragazza a tutti quelli che vedono un futuro solo nero

Un poco stupefatta da ciò che mi sta turbinando intorno, cerco di scrivere qualche cosa per chi ha voglia di ascoltarmi un poco. Ho ventitré anni ormai, vivo i grandi cambiamenti che stanno avvenendo in questo tempo con stupore, paura forse un poco e sicuramente senza alcuna sorpresa vostra vi dico con un tremendo senso di impotenza nella pelle.
Questa è piccola arringa per i giovani, tanto accusati di essere incoscienti, amorfi e privi di valori addirittura. Sì, saremo anche anestetizzati nei modi più improbabili e sfiduciati quanto basta - questo non si può negare! - ma vi farei notare che ci si sta affidando un mondo in una condizione non ancora mai contemplata dalla storia.
Come non essere un poco terrorizzati? La crisi economica di cui tutti parlano non è nulla. Il panorama assomiglia un poco a uno di quei terribili film nordamericani in cui la catastrofe la fa da protagonista. In questo meraviglioso pazzo mondo troviamo armi di distruzione di massa, un ambiente sofferente che in molte situazioni non viene nemmeno pensato in quanto il minore dei problemi, studiosi che manipolano la vita (perdonatemi ma io rimango con le immagini di Huxley del suo Brave New World fissate nella mente!) e chissà che cosa ci combineranno, conflitti sparsi qua e là spesso sconosciuti a condire tutto quanto, insieme ahimè a un'ignoranza irrimediabilmente diffusa, un'ignoranza generatrice feconda di intolleranza. Signori miei, sapete meglio di me che le parole non possono essere sufficienti per descrivere tutto questo. Queste che ho scritto io ora possono essere distrutte in meno di un secondo. Cerchiamo allora di minimizzarne l'utilizzo, semplicemente.
Chiudete gli occhi e pensate al nostro mondo.
Vedete questo globo galleggiante nell'universo, l'alone dell'atmosfera. Blu, verde, il colore della terra. Percepite la vita, il nostro esistere, il palpitare del tutto che diventa improvvisamente un ansimare. Brivido. Qualche cosa non va in questa meraviglia. Gli uomini e le donne continuano a inventarsi poesie nella mente guardando la luna, a essere felici per una giornata di sole e a fare all'amore. Ma ansimano. Ansimano per la coscienza della loro piccolezza. Ansimano perché sono rimpinzati di informazioni senza consistenza che non li possono saziare. Si sentono imbrogliati, senza verità. La famiglia si frantuma, atomizzazione della società. Solitudine. Egoismo. Il vecchio continente chiede aiuto ai social networks. Il lavoro nobilita l'uomo sì, qualche volta lo aliena. Perdonatemi, ma il brivido mi pervade ancora. Qualche cosa bisogna cambiare, e saremmo costretti a inventarcelo. Noi giovani, insieme con voi che ci avete regalato questo mondo così com'è ora. Diminuendo le dosi degli anestetici e di lamentele possiamo lentamente cercare un nuovo coraggio per ascoltare il dolore del mondo, che forse ci sussurrerà all'orecchio qualche idea geniale.
Valentina Di Talia - email

Cara Valentina, qualche volta penso che siamo tutti un po’ malati di apocalisse. Tu mi dici che questo mondo è una brutta eredità, forse è vero, forse è stato sempre così. Quelli che arrivano, i giovani, non sono mai contenti del lavoro dei padri. E tu hai ragione. Bisogna inventarsi qualcosa, ascoltare il mondo e trovare qualche idea geniale. Tocca a noi. Tocca a voi. Senza anestetici e lamentele.