Lettera a un ragazzo che vuole diventare giornalista sportivo

Caro direttore,
mi scuso se vi scrivo questa mail, ma sentivo di farlo. Nella vita tutti hanno un sogno, la maggior parte dei ragazzini sogna di diventare un calciatore, io ho sempre sognato altro, una vita in panchina come allenatore e una vita nel calcio, poter scrivere e parlare di quella che è la mia passione più grande. Il primo sogno è duro, perché se non hai giocato a buoni livelli non emergi, solo Sacchi e Mourinho hanno avuto questa fortuna. Il secondo, finché posso, voglio provare a coltivarlo, un giorno sicuramente dovrò smettere perché la realtà è ben altra cosa. Io ho 24 anni, sono di Benevento, di quel sud Italia che sbocchi non ne offre quasi a nessuno. Volevo solo chiedervi: per diventare giornalista sportivo, cosa si deve fare? Cosa serve? Come iniziare? Io quando ho provato a buttar giù qualcosa mi sono sempre emozionato, era come se entrassi in ciò che scrivevo. Forse vi faccio perdere solo tempo e non leggerete mai queste mie righe, ma un giorno non voglio avere il rimpianto di non averci, almeno, provato. Spero che nel vostro prezioso tempo ci siano 5 minuti per me, anche per dirmi che non ne vale la pena.


Scusami, caro Augusto, ma voglio essere franco con te. La tua lettera mi sembra scritta non da chi vuole provarci davvero, ma da chi cerca di costruirsi degli alibi per spiegare la sconfitta. Rileggiti. Vuoi diventare allenatore, ma già sai che ce la fanno solo Sacchi e Mourinho. Vuoi diventare giornalista sportivo, ma già sai che smetterai perché la realtà è un’altra cosa. Mandi la lettera ma già sai che non la leggerà mai nessuno... E poi a Benevento, si sa, non ci sono sbocchi... Sei il concentrato del vittimismo, un distillato di negatività. Mi ricordi un ragazzo che ho visto l’altra settimana su un campo da tennis. Colpi ottimi, fisico perfetto. «Però perde sempre», mi ha detto il suo allenatore. Come mai? E lui: «Osservalo bene. Lui non sta pensando a vincere la partita. Si sta già costruendo gli alibi per spiegare la sconfitta...». Per carità, caro Augusto. Capisco tutte le tue difficoltà. Ma santo cielo a 24 anni non ci si può far travolgere da tanta cupezza. Piuttosto chiediti: che cosa sono disposto a fare per realizzare i miei sogni? A quante comodità sono disposto a rinunciare? Quali sacrifici sono disposto a fare? Se credi in una cosa inseguila, ma davvero, con convinzione, senza pensare dentro di te che, intanto, fallirà perché il mondo è cinico e baro. Il mondo è cinico e baro, si capisce. Ma nonostante questo le cose possono accadere. Tu puoi fare che accadano. Ma se davvero vuoi fare il giornalista, caro Augusto, accetta il mio piccolo consiglio: non presentarti come un allenatore mancato. Il nostro mestiere non ha bisogno di persone che usano il giornale per praticare i loro hobby con retribuzione a fine mese. Ce ne sono già troppi. Guardati attorno. C’è chi fa il giornalista politico solo perché non gli riesce (ancora) di fare il politico. C’è chi fa il giornalista di esteri solo perché non gli riesce di fare il diplomatico. E c’è chi fa il giornalista sportivo solo perché non gli riesce di fare l’allenatore o il direttore sportivo. Ecco: io penso che questi siano pessimi giornalisti. Il vero giornalista ha un’unica passione: il giornalismo. E gli piace raccontare tutto, dalla politica al calcio, dall’economia alla diplomazia, allo stesso modo, perché quello che gli interessa è comunicare con i lettori. Non far finta di essere un «addetto ai lavori», come, se mai riuscissi a diventare giornalista, saresti tu, caro Augusto.