Lettera al sindaco a proposito di urbanistica

Pietro Samperi*

Caro sindaco,
ricordo che, al termine di una mia relazione a un convegno dell’Arpe in Protomoteca, ebbe la bontà di dirmi che «era sempre un piacere ascoltarmi». Spero che abbia ora il tempo e la pazienza di leggere questa lettera, nella quale esprimo con franchezza, ma anche con spirito collaborativo, alcune considerazioni sulla Sua recente intervista al «Sole 24 Ore».
Fa piacere sentirle dire che a Roma e provincia economia e turismo vanno benissimo, ma esordire affermando: «stiamo finalmente dando un volto definitivo all’assetto urbanistico di Roma, quel che la città non aveva dagli anni Sessanta» appare francamente un po’ azzardato e potrebbe indebolire quel che segue. Si può usare il termine definitivo per una città, per di più come Roma?
Basti osservare che, se non vogliamo limitarci ai suoi aspetti storico-monumentali, non sappiamo neppure più, ormai, a cosa ci riferiamo quando diciamo Roma: a quella entro le Mura? A quella entro il Gra? A quella entro i confini comunali? Alla nuova e più ampia realtà territoriale, nella quale abitano molti che lavorano a Roma e, nello stesso tempo, si svolgono molte di quelle attività che concorrono all’economia e potrebbero concorrere anche al turismo di Roma?
Fissare questo punto pregiudiziale è oggi il primo problema, ma sembra non interessare. Il termine Roma Capitale, dai cui significati pur si potrebbe partire per definire una prospettiva di ruoli, di funzioni, di modalità di assetti, sia amministrativo che urbanistico, è ormai solo un’espressione per giustificare soluzioni che aggraverebbero l’accentramento indifferenziato di poteri, politici e amministrativi, del Campidoglio, che è divenuto il primo difetto della Roma Metropolitana. Ulteriori deleghe, soprattutto in materia urbanistica, rilasciate direttamente dalla Regione al Comune, oltre che mortificare la Provincia cui ormai la legge attribuisce funzioni in tale materia, non servirebbero né a semplificare né ad accelerare le procedure, come recenti esperienze dimostrano.
Peggio ancora, l’autonomia del Comune di Roma rispetto alla Regione isolerebbe la città da un territorio con il quale essa si è sempre più legata, con rapporti di reciproco interesse.
La riorganizzazione amministrativa, che coinvolgerà Regione, Provincia, Comune e Municipi - e proprio da questi dovrebbe iniziare - è il primo punto per affrontare seriamente i problemi del futuro di Roma e, a tal fine, vorrei invitarLa a dare uno sguardo al Quadro di Riferimento Territoriale, studiato una decina di anni fa, che fu adottato fin dal 1998 dalla Giunta regionale Badaloni e, senza modifiche, riadottato da quella Storace nel 2001, ma non ancora sottoposto, inspiegabilmente, all’esame del consiglio. In esso, oltre che un rapporto sulle nuove realtà dell’area romana, vi sono anche proposte sul suo assetto amministrativo e urbanistico.
Entrando nel merito dei problemi accennati nell’intervista, circa l’abusivismo e le periferie, che ne sono le prime vittime, non sembra che si sia fatto ancora gran che di concreto, soprattutto non è completata la variante di recupero urbanistico che, disciplinando opportunamente i lotti interclusi inedificati, potrà prevenire la ripetizione dell’abusivismo, sempre avvenuta a partire da essi. Né gioveranno (...)
*urbanista
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