La lettera di Sollecito: "I trucchi per evadere da questo inferno"

Alcuni stralci della missiva che il giovane ha scritto dal carcere di Terni. "Leggo, studio, scrivo, dipingo e gioco a calcetto. Il mio desiderio più intimo? Un panino alla porchetta"

Raffaele Sollecito

«È ormai più di un anno che vivo questo inferno fatto di cemento vivo e cerco di fare qualsiasi cosa pur di evadere con la mente. Leggo, studio, scrivo, dipingo, gioco a calcetto. Ma quando torno a pensare alle accuse incredibili che mi rivolgono, nei momenti di solitudine e silenzio, mi guardo intorno e mi domando da chi o da cosa mi devo difendere» (...). «Dalla televisione sembra come una guerra fatta di veleni di ogni genere. Una specie di teatro in cui alla fine si decide della vita di una persona. Il problema è quando questo teatro sbaglia e chi sbaglia non vuole assumersi la responsabilità dei propri errori» (...). «Ciò che mi ha fatto più male è stato sentire delle volgari insinuazioni riguardo al decesso di mia madre. Mia madre è morta per insufficienza cardiaca, semplicemente perché se ne sono accorti tutti troppo tardi, compresa mia nonna che all'epoca era la persona che la vedeva più spesso. I miei genitori erano divorziati. Io ero a studiare a Perugia e mia sorella era a Roma per lavoro. I suoi primi sintomi erano interpretati da tutti come i soliti problemi di chi è stata operata alla tiroide molti anni prima. Questo è quanto. Chiunque insinua o si inventa storie relative a un suicidio oppure proferisce qualcosa di diverso da ciò che sono i fatti da me citati, lo denuncerò personalmente per calunnia». (...) «Mi svegliai sbavando impietosamente sul cuscino. Da questo sogno ho capito che nei miei più intimi e inquietanti desideri si nasconde un panino alla piastra con porchetta e insalata russa da Mimmo Snack».