Lettere d’amore tra la giurata e il condannato

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Lui ha ucciso la moglie incinta di otto mesi. Lei era nella giuria del processo e ha votato la sua condanna a morte. Lui ora è in cella, in attesa di compiere l’ultimo passo. Lei è fuori, in tutti i sensi, e forse si è un po’ innamorata dell’uomo che ha fatto condannare. La giurata e il carcerato in attesa del boia ora si scrivono lettere. Scott Peterson, giovane e attraente, è il rappresentante di fertilizzanti protagonista di un clamoroso fatto di cronaca. Una giuria lo ha dichiarato colpevole dell’assassinio della moglie Laci e del figlio non nato, per il quale era già stato deciso il nome, Conor. Don Giovanni incallito, con un’amante in ogni regione di vendita, Peterson dopo il delitto era fuggito in Messico, tingendosi i capelli per non essere riconosciuto. Scoperto e riportato in California in manette non ha mai ammesso di avere ucciso la moglie.
Nel processo, durato sette mesi, Scott Peterson ha sempre sostenuto (con scene di pianto in aula) che Laci era stata probabilmente rapita da una qualche setta e conseguentemente uccisa nel corso di un sadico rituale. La testimonianza di una delle sue amanti ha però convinto la giuria a condannarlo a morte. Richelle Nice, la giurata dai capelli rosso confetto che in fase di processo era stata battezzata dai media «tortina alla fragola», è una donna con molti problemi. Madre di quattro figli avuti da due uomini diversi, Richelle lo scorso dicembre è addirittura finita in un ospedale psichiatrico. La depressione nervosa di cui soffre però non le ha impedito di fare tutto il possibile per mettersi in mostra. Dopo la condanna a morte di Peterson la donna gli ha scritto una lettera per spiegargli che il lungo processo le aveva rovinato la vita. «Non avrei mai immaginato - ha spiegato ieri Richelle, - che Scott mi rispondesse».
Il condannato a morte, sostiene la sua compagna di penna, non prova rancore contro la giuria che lo ha condannato a morte. Continua a ripetere d’essere innocente e di non aver mai fatto del male alla moglie Laci. Richelle e Scott si sono già scambiati una dozzina di lettere.
Il condannato tuttavia non sa che la signora Nice sta scrivendo con altri sei giurati un libro intitolato «Noi della giuria» che verrà pubblicato dalla casa editrice Phoenix Books.