Lettere, fax, bonifici alle Bahamas la vera storia dell’avvocato Mills

Stefano Zurlo

da Milano

Una lettera inviata il 17 luglio 1997 dall’armatore Diego Attanasio all’Hadrian Trust delle Bahamas. Un fax spedito da David Mills alle Bahamas il 22 luglio, cinque giorni dopo, con la procura generale conferitagli da Attanasio. I riferimenti del bonifico da 2 milioni e 50 mila dollari sull’asse Attanasio-Mills. La prova che mancava ora c’è. O almeno di questo è convinta la difesa di Silvio Berlusconi che ritiene di aver smontato l’accusa costruita dalla Procura di Milano: «Con queste carte il processo Mills è morto», afferma l’avvocato Nicolò Ghedini.
Per i Pm di Milano, invece, è Silvio Berlusconi ad aver dato quei 600mila dollari all’avvocato inglese e per questo i Pm hanno chiesto, a ridosso delle elezioni, il rinvio a giudizio della coppia per corruzione in atti giudiziari. Secondo l’accusa, il premier avrebbe versato quei 600mila dollari come ricompensa per averlo tenuto fuori dai guai in due deposizioni chiave dei procedimenti sulle tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian.
Ora i documenti recuperati a tempo di record dai difensori del premier alle Bahamas dimostrerebbero che la mazzetta non esiste per la semplice ragione che a pagare fu proprio Attanasio. E Berlusconi se la prende con la Procura che, alla vigilia delle elezioni, aveva risposto no alla richiesta di rogatoria e si era affrettata a chiedere il rinvio a giudizio del presidente del Consiglio.
In realtà i Pm avevano risposto in modo più articolato: «In data 18 aprile 2005 è stata trasmessa alle autorità delle Bahamas una rogatoria volta al fine di individuare i passaggi bancari attraverso i quali il compenso corruttivo è pervenuto nella disponibiità di Mills. In data 23 dicembre è stata trasmessa una integrazione e il 14 febbraio 2006 un’ulteriore integrazione. Il richiesto approfondimento - si erano giustificati i Pm - è già stato dunque effettuato. Si tratta - avevano aggiunto i magistrati - di indagini estremamente complesse e non è certo che la ricerca produca a breve dei risultati». Insomma, le autorità delle Bahamas non hanno ancora risposto.
In realtà i risultati sono arrivati. E in breve. «Non vi è dubbio - polemizza Ghedini - che la Procura avesse fatto delle rogatorie alle Bahamas nel procedimento Mills. Non c’entravano nulla, però, con le precise richieste della Difesa e cioè l’individuazione di chi avesse fornito il denaro a Mills».
Quel soggetto è Attanasio. In quindici pagine vengono ricostruite le operazioni finanziarie avvenute nell’estate del ’97: dai trustees Mees Pierson delle Bahamas 2 milioni e 50 mila dollari arrivano sul conto 700807 presso la Cim Banque, intestato a Mills. Il passaggio viene annunciato da Attanasio il 17 luglio e si completa il 23 luglio. Mills dispone anche della procura del cliente che complessivamente gli invia 10 milioni di dollari: 600.000 restano nelle sue mani come compenso per l’aiuto finanziario offerto dall’avvocato d’affari inglese. Quei 600mila dollari sono addebitati dalla Procura, su base indiziaria, a Berlusconi.
Quei 600mila dollari sono quelli di cui Mills parla in una lettera inviata al suo commercialista il 2 febbraio 2004. In quella missiva Mills spiega che quei soldi erano un dono, un gift, di Berlusconi per averlo «tenuto fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quel che sapevo».
Questa confessione è il pilastro portante dell’indagine milanese. Successivamente, però, Mills aveva ritrattato affermando di essersi inventato tutto e aveva chiamato in causa altri clienti a cominciare da Attanasio.
Pareva fino a ieri che la mossa di Mills fosse un imperdonabile errore: sembrava infatti che Attanasio in quel periodo fosse in cella per alcuni guai. Ora si scopre che le cose non stavano proprio così: fino al 19 luglio l’armatore genovese era libero.
Attanasio, interrogato, aeva preso le distanze da Mills. E la Procura, nel chiedere il processo per il premier il 10 marzo scorso, aveva sottolineato che «il passaggio della somma di denaro di 2 milioni e 50 mila dollari su conti, o rapporti fiduciari, riconducibili a Mees Pierson Bahamas altro non è che che il primo degli innumerevoli trasferimenti del denaro ricevuto da Mills a titolo corruttivo. Per accertare l’effettiva provenienza dei fondi - avevano concluso i Pm - risulteranno prevedibilmente necessarie ulteriori ricerche».
Quelle effettuate dalla difesa del premier riaprono la partita. Ora la parola passa al gip. L’appuntamento per l’udienza preliminare è fissato per il 5 giugno.