"Lettere da tutto il mondo per complimentarsi con papà"

Mariella Giacosa, figlia dell'ingegner Dante, primo storico progettista della 500, ricorda il lavoro del padre

Mariella Giacosa Zanon era una ragazza quando esordì la 500: una vecchia foto in bianco e nero la ritrae nell’abitacolo, seduta vicino al padre, Dante, l’uomo che l’aveva progettata. Le chiediamo: suo papà come visse l’esordio della nuova utilitaria?
«Gli costò un esaurimento nervoso che lo allontanò dal lavoro per tre mesi»
Perché?
«In disaccordo con la direzione commerciale fu obbligato a dare alla produzione il progetto non ancora perfezionato, così che la prima serie della 500 fu difettosa e non ebbe molto successo. Poi con enorme forza di volontà riprese a lavorare e la 500, finalmente a punto, ebbe il successo che tutti conosciamo, e che dura tutt’oggi!».
Suo padre progettò anche la Topolino, prima della guerra, e dimostrò di sapersi rinnovare stilisticamente.
«Non vedeva la macchina del “dopoguerra”, vedeva le macchine del “futuro”. Conservo alcuni suoi schizzi datati molto lontano ma ancor oggi di un'incredibile modernità. D'altra parte dai suoi uffici tecnici uscirono la macchina a turbina, la 8v, ma anche la Cisitalia, la Bianchina. Quarant’anni di progetti su cui scrisse un libro».
I successi di suo padre cambiarono la vita della famiglia?
«Non mi accorsi mai di cambiamenti nella nostra vita dovuti ai suoi successi. Tranne il fatto che la sua posta a casa aumentava di volume. Egli era molto apprezzato all'estero e arrivavano riviste americane, francesi, tedesche, e poi anche pubblicazioni giapponesi con articoli tecnici che riguardavano i suoi progetti. Papà incominciò allora a fare la raccolta dei francobolli, cercando di coinvolgermi in questa impresa: ma io non avevo la sua pazienza!»
Si sentiva più artista o disegnatore industriale?
«Nel suo tempo libero dipingeva, scolpiva con la creta, ascoltava musica. Quindi si potrebbe dire che era un artista, ma credo che si considerasse uno dei primi moderni designer, e un tecnico avveniristico. Considerava arte il design. Ricevere il “Compasso d'oro” per la 500 per lui fu il massimo riconoscimento. Conservo la bella lettera che l'avvocato Agnelli gli scrisse per l'occasione».
Ha visto la nuova 500?
«Sì, la trovo molto bella, spero susciti la stessa simpatia e abbia lo stesso successo della prima. Posso dire, in memoria di papà, che se non fosse esistita la prima non saremmo qui a festeggiare la seconda!»
La Fiat le riconosce qualcosa per essersi ispirata al lavoro di suo papà?
«No, non mi sono mai state fatte offerte e io non ho chiesto nulla. Avrei dovuto? Ricordo che mia madre diceva scherzosamente a mio padre: “Avresti potuto chiedere alla Fiat una lira per ogni macchina prodotta progettata da te! Saresti miliardario!”. Lui rispondeva: “Perché? Abbiamo già per vivere dignitosamente e anche di più!”. La sua soddisfazione più grande era quella di vedere ancora, a ottant’anni passati, correre tante piccole 500 sulle strade del suo paese e non solo. Oggi sarebbe felice di vederne una nuova di zecca!».