«A letto dopo Carosello», uno spassoso come eravamo tra privato e pubblico

Al teatro Sette di Roma dal 23 novembre al 12 dicembre la seconda stagione dell'«one-woman-show» che vede sul palco Michela Andreozzi e i suoi ricordi personali degli anni Settanta. Quando gli idoli della tv erano come zii e il futuro sembrava radioso...

Un one-man-show (anzi: one-woman-show) che è uno spassoso viaggio nell'Italia televisiva (ma non soltanto) degli anni Settanta, quando l'immaginario di una ragazzina era popolato da Sandra e Raimondo, da Fonzie e Orzowei, da Loretta Goggi e Topo Gigio. Il titolo è un manifesto programmatico: A letto dopo Carosello. Lei - la protagonista unica dello spettacolo - è Michela Andreozzi, attrice che ha nel curriculum tanta fiction, tanto teatro (anche come autrice), tanta radio (è in onda su Radio 2 tutti i sabati e le domeniche dalle 21 con Brave ragazze in compagnia di Federica Gentile) e un po' di cinema (è la moglie di Rocco Papaleo in Basilicata coast to coast, piccolo gioiello della scorsa stagione cinematografica). E che qui sembra muoversi davvero nella sua acqua, in un succedersi di sketch, canzoni, monologhi, dialoghi con il pubblico a volte un po' malinconici, più spesso decisamente comici, sempre all'insegna del «come eravamo» (e un po' anche del «come siamo ridotti»). Una cifra personale e universale allo stesso tempo che ha fatto dello spettacolo, già in scena la scorsa stagione in alcuni piccoli teatri romani, un piccolo caso nel circuito teatrale off della capitale.
A letto dopo Carosello torna da domani (martedì 23 novembre) e fino al 12 dicembre in scena al teatro Sette di Roma (via Benevento 32, tel. 0644236382, www.teatro7.it) in una versione rimpolpata e ritoccata che però lascia intatto il meccanismo a orologeria dello spettacolo. Nuovi personaggi pescati dalla vita vissuta della protagonista (che è tra gli autori, con Max Viola e Giorgio Scarselli) rimpolpano il presepe umano che la Andreozzi compone ripensando a un'epoca vicina eppure lontanissima: il sogno borghese dell'utilitaria, le feste di carnevale con le maschere riciclate, la mamma campana inurbata, la zia divorziata (scandalo!), la negoziante truffaldina, il primo amore fanno parte di una commedia umana personale che si sovrappone e si fonde con la memoria collettiva che è fatta - più che dai grandi eventi storici e di cronaca - dalla televisione: dai grandi show del sabato agli sceneggiati, dai telefilm che si rivolgevano prevalentemente a un pubblico giovanile alle pubblicità. Una televisione, si badi bene, che è qui citata, ricordata, mitizzata, ma giammai adottata come format. A letto dopo Carosello, contrariamente a tanto teatro comico dei nostri tempi, è uno spettacolo specificamente teatrale e non un pezzo di tv capitato casualmente sul palco. E ci sembra già una non trascurabile nota di merito.
La Andreozzi gioca con i dialetti, più che imitare cita (Franca Valeri, sua icona personale, Mina, Gabriella Ferri, Raffaella Carrà), più che recitare racconta. Il risultato è uno spettacolo coinvolgente e spesso spassoso come quasi non siamo più abituati a vedere, nel quale il pubblico (soprattutto quello anagraficamente vicino all'attrice, e quindi intorno ai quaranta; ma anche tutti gli altri) viene irretito nel gioco complice dei riconoscimenti, dei confronti. Nostalgia, sì, ma non quella nozionistica del semplice ricordo del brandy che crea un'atmosfera e delle scarpe che tutti i ragazzini sognavano di avere (ma quali Adidas e Nike, le Mecap!), che pure c'è - ed è un gioco comunque piacevole. Quello che affiora è il ricordo tenero e tutt'altro che banale di un'epoca in cui eravamo certamente più ingenui, ma con la fortuna di poter sognare un futuro. Ora che quel futuro è arrivato non siamo più così sicuri che meritasse tanta attesa. Michela Andreozzi è accompagnata sul palco soltanto dalla musica di Alessandro Greggia. La regia è di Paola Tiziana Cruciani, le coreografie di Valeria Andreozzi.