Dal letto d’ospedale riconosce l’uomo che lo ha accoltellato

Il feritore è un marocchino finito in via Corelli perché clandestino. Quando il cameriere si è ripreso ha fornito indicazioni per identificarlo

È un marocchino di 29 anni, Charaf Mahmoud, l'extracomunitario arrestato per il tentato omicidio di Angelo Mazzotta, il cameriere di 35 anni aggredito sabato scorso in casa propria - in un appartamento di piazza Gabrio Rosa, al Corvetto - e ancora ricoverato in prognosi riservata. Il colpevole è proprio l’uomo che era stato immediatamente bloccato nelle vicinanze dell'appartamento subito dopo il ferimento e che ha sempre negato tutto, è stato riconosciuto lunedì dalla vittima nelle fotografie fornitegli dagli inquirenti.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, è stato lo stesso Mazzotta, che probabilmente già conosceva Mahmoud, ad aprire al suo aggressore. Sarebbe poi seguito un litigio, anche se non è chiaro il motivo per cui il marocchino, risultato incensurato, abbia colpito sette volte Mazzotta con un coltello, poi ritrovato in cucina.
Quel che è certo è che non c’è stato alcun tentativo di rapina da parte dell’extracomunitario e che non è piombato improvvisamente in casa del cameriere come un’estraneo o, comunque, qualcuno che non era stato invitato.
Sin dal primo momento, infatti, gli investigatori dell’Arma hanno seguito una pista passionale perché non hanno mai creduto veramente alla versione dei fatti fornita dal cameriere subito dopo il ferimento.
Si attendono ora le analisi sulle tracce di sangue e le impronte ritrovate in casa per accertare la presenza di una terza persona. Risulterebbero infatti oltre alle impronte a piedi nudi della vittima e a quelle delle scarpe dell'aggressore, altre impronte di piedi nudi.
Per i carabinieri proprio il fatto che l'extracomunitario sia stato fermato senza documenti, e dunque trasferito nel Centro prima accoglienza di via Corelli, è stato decisivo per le indagini, poiché ha dato il tempo necessario a svolgere gli accertamenti ed evitare che il sospettato venisse rilasciato. Il sangue sulla scarpa destra del marocchino, che aveva una ferita alla mano, era infatti il suo e la vittima è riuscita solo ieri, scrivendo e facendo cenni col capo, a rispondere alle domande degli investigatori.
Dopo l'identificazione Mahmoud, che si è sempre giustificato parlando di una lite tra «zingari», è stato così arrestato e portato nel carcere di San Vittore.