Il lettore del Giornale ragiona con la sua testa Anche su Eluana

Caro direttore,
nella faccenda Eluana il Giornale ha la sua, di lei, linea come è giusto che sia, ed anche se non la condivido non per questo smetto di considerarlo il «mio» Giornale, con il quale, del resto, non sono sempre acriticamente d’accordo. Il che fa di me il tipico lettore del Giornale che, secondo la definizione di Montanelli, ragiona sempre con la sua testa. Che Montanelli, poi, non si sia ricordato di ciò che lui stesso considerava un pregio quando ebbe la querelle con Berlusconi, esula dal nostro argomento. Né è importante che io ritenga che non si può parlare di soppressione di una vita quando non ci sono di essa i presupposti, che il vero orrore è un corpo mantenuto in stato vegetativo indefinitamente, e che forse un’anima prigioniera in quel corpo anela, chissà, ad essere liberata. Le mie semplicistiche considerazioni sono certamente, e semplicisticamente, condivise da molti. Per cui mi chiedo perché il Pdl, che non è un partito confessionale, debba apparire il rigido sostenitore di una posizione che confligge con la coscienza individuale di molti. Non sono un anticlericale, né gioisco per l’esito di una triste vicenda ma...


Su Eluana ci siamo abbondantemente espressi, per cui mi limito a precisare il mio pensiero su alcuni punti della sua lettera. Primo: «non si può parlare di soppressione di una vita quando non ci sono di essa i presupposti». Bene: ma quali sono i presupposti della vita? E, soprattutto, chi li stabilisce? In base a quali principi? Secondo: lei dice che il corpo di Eluana «viene mantenuto». No: il corpo di Eluana non viene mantenuto ma «si mantiene». Viene solo nutrito. Ma se dovessimo interrompere l’alimentazione controllata quanti corpi smetterebbero di «mantenersi»? Terzo: il Pdl non mi pare sia rigido sostenitore di nulla. Al suo interno ci sono posizioni diverse, tanto che è stato accusato di «anarchia etica»... Per quanto ci riguarda, infine, abbiamo esplicitato, nel modo più leale possibile, la nostra opinione. E se, fra tante lettere di consenso, ho scelto qui di pubblicare la sua, che è su una posizione diversa, è perché ne apprezzo lo spirito di fondo. Che è quello che ci unisce davvero, noi del Giornale, persino al di là dalla opinioni.