lettori in campo

2ANCORA DERBY
Un domatore e undici leoni

Che spettacolo!
Sabato 28 novembre ore 17.30 circa, sono assieme a mia moglie Marisa in via della Chiusa in quel di Sestri Levante, in attesa dell’arrivo di Alessandro con il quale, unitamente a Naomi sua figlia e mio genero Marco, ci porterà a Genova per assistere al derby Genoa Sampdoria. Sono e siamo particolarmente tesi ed emozionati. Un velo di mal di testa mi accompagna per tutto il viaggio. Gli altri componenti direi «l’equipaggio» cercano con frasi di circostanza di smorzare l’atmosfera che circonda il viaggio, improntato naturalmente sulla partita; su come sarà il nostro Genoa. Su come saprà reagire dopo l’incontro di domenica scorsa contro il Livorno, a cui noi tutti abbiamo presenziato, nonostante le belle parole di speranza che abbiamo proferito prima della gara assieme al principe del tifo rossoblù Pippo Spagnolo. Lungo l’autostrada e prima dell’arrivo al casello di Genova Est, una infinità di automezzi e pullman carichi di tifosi percorrono lo stesso itinerario con sciarpe e bandiere e con nel cuore la speranza di un qualcosa di meraviglioso.
Giunti allo stadio nel momento in cui corso De Stefanis si presenta in un fiume di persone dei color di entrambe le squadre con una preponderanza rossoblù. Persone che si affollano con senso civile negli ingressi ivi posti nei distinti. Lentamente, dopo aver posteggiato l’automezzo in quell’angolo di spazio gestito dai simpaticissimi Pina Calandra e famiglia, ci avviamo verso il posto che occupiamo da parecchi anni settore 211 fila 14 e 15 non prima di salutare le persone che come noi, ogni domenica o giorni diversi in ogni incontro di calcio dividono i momenti di tensione, speranza, attese e gioie del nostro «Genoa».
Siamo fiduciosi. Siamo fiduciosi, e riteniamo di buon auspicio il bravo tenore che canta «Ma se ghe pensu» canzone che con gli occhi che brillano in ogni spettatore, accompagniamo tutti assieme, come se pensassimo a quanto è stato grande il Genoa nel passato e chiedessimo di rinnovare anche al presente tale lustro. Il tempo lentamente trascorre. Entrano in campo per il riscaldamento i calciatori del Genoa e della Sampdoria. Le gradinate sono esaurite così dicasi dei distinti e delle tribuna. Uno sventolio di bandiere, di colori di entrambe le squadre, comincia a farla di padrone, in una coreografica che avrà il suo fulcro nel momento in cui le squadre fanno il loro ingresso in campo, con fuochi d’artificio, in un crescendo di gioia e di entusiasmo; di felicità che in quel momento unisce tutti i presenti nello stadio. Sembra di essere in una arena, dove i contendenti si apprestano a lottare da pari a pari, per godere emergere lentamente quelli che si dimostrano più completi, più attivi, forti, più leoni. Già più leoni con un domatore che risponde al nome di Giampiero Gasperini, che dispone gli stessi in ogni angolo dell’arena a combattere, ottenendo dagli stessi tutto ciò che serve per vincere. Profondendo in esso un bagaglio completo, disorientando l’avversario, stordendolo, senza nulla potere opporre a questi «undici leoni» con la maglia rossoblu, che con stile e classe, con cuore, grinta e determinazione ripagavano tutti coloro che amano questi colori e la loro passione nel modo più stupendo che essi potevano offrire. È stata un’apoteosi con i leoni ed il loro domatore ricevere in mezzo all’arena il premio meritato di chi ha saputo offrire uno spettacolo che rimarrà nella storia del Genoa calcio. Ancora grazie Genoa.
2IL CASO BALOTELLI
I fischi sono per l’antipatico

non per il giocatore di colore
L’on. Fini, malato di presenzialismo ed innamorato pazzo degli extracomunitari, pare abbia fatto interpellanza al Governo chiedendo che si imponga (ripeto, imponga) al ct della Nazionale di calcio, Lippi, di convocare e far giocare il Mario Balotelli dell’Inter anche se ammonito. Motivo, per ripicca ad una ventina (o giù di lì) di balordi razzisti che fischiano il giocatore in campo. Ma ragioniamoci sopra: il Balotelli non viene contestato per la sua pelle nera. In quasi tutte le squadre di calcio giocano dei «coloured» e nessuno li fischia. Il fatto è che Balotelli è un giovane immaturo, uscito, troppo presto travolto da fama, quattrini, adorazione dei tifosi... Donne. I suoi atteggiamenti da «divo»: versacci agli avversari e al pubblico, reazioni scomposte ad ogni scontro, plateali cadute cercando il fallo e «botte» agli avversari.Nessuno contesta le ottime qualità che possiede, nel trattamento della palla. Ma sulla sua abilità calcistica, prevalgono i motivi concreti per rendersi antipatico. Speriamo «maturi».
Dott. Elio Rosi