Una lettrice piange il dramma del treno in Puglia

Oggi lascio volentieri lo spazio di questa rubrica a Vanina, una lettrice amica che la lettera non la scrive a me, ma a Maurizio, amico morto nello scontro tra treni in Puglia. Buona lettura, ne vale la pena.

Ciao Mauri,

ti chiedo scusa. Scusa per la tragedia che ti ha portato via. Scusa perché la colpa è mia. È anche mia. È di tutti gli italiani. Di tutto il Paese. I benpensanti e le autorità vanno alla ricerca di un nome e un cognome. Dati personali di un povero cristo che andrebbe premiato per tutte le volte che la tragedia non è accaduta. E che per statistica è un miracolo che sia avvenuta solo oggi a distanza di anni nei quali il sistema ferroviario di quella maledetta tratta pugliese Corato-Andria è rimasta in piedi per volontà di operatori umani che, per un misero stipendio, hanno cercato di fare del proprio meglio. Ma non basta. Non è bastato.

Siamo tutti colpevoli di un sistema corrotto che si sviscera in tutti i settori, in particolare in quello delle infrastrutture dove il pubblico si mischia col privato. Regole astutamente raggirabili. Controlli troppo flessibili. Un sistema mal funzionante a causa di una smisurata burocrazia. Una lentezza e una pigrizia nell'agire che trova risposta solo nell'interesse del singolo, che impiega appositamente anni a organizzare bandi per lavori importanti, per ovviare a regole e quindi far ricorso con urgenza e in stato di emergenza a deroghe in maniera tale da privilegiare sè stessi, finanziamenti dell'Unione Europa che possono trovare impiego nella misura in cui partecipa anche la Regione o l'ente locale. Ma ecco che tutto si ferma. Perché prima vanno «gestiti» gli interessi di chi sul territorio detta legge. Così va questo paese. La burocrazia è il palliativo che giustifica il fine. Il non fare. Il lavoro per la modernizzazione di questo Paese e il suo rilancio vengono vanificati. È colpa mia, Mauri, se ora la tua piccola non si darà pace, perché è col mio silenzio, col mio quotidiano lasciar correre che ti abbiamo perso. È colpa di tutti se oggi l'Italia piange le sue vittime della tragedia in Puglia, perché non siamo votati al benessere collettivo ma a quello individuale. Siamo un popolo becero, fatto di invidiosi e rosiconi. Siamo quel popolo che «non accade a noi» ma sempre a qualcun altro.

Scusa Mauri. Ora riposa in pace. Almeno tu provaci.

Con affetto

Vanina