La lettura perfetta? Le pagine lombarde dell’Ingegner Gadda

Millenovecentocinquantasette, duemilasette. I cinquant’anni dall’uscita in volume del grande - forse il più grande - capolavoro del secondo ’900 italiano, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, sono l’occasione di un gran giro di valzer editoriale attorno all’opera gaddiana. In questo Natale, più che mai, il «Gran Lombardo» è omaggiato da ristampe, studi, inediti e ritorni, a partire dallo stesso Pasticciaccio, il giallo meno giallo della nostra letteratura, che torna in una edizione speciale per conto del suo storico editore, Garzanti. Lo stesso che per un prezzo irrisorio, due lire «tisicuzze», manda in libreria l’opera omnia di Gadda diretta dal sommo sacerdote dell’italianistica - e già rimpianto - Dante Isella: per 20 euro cadauno (e 2200 pagine totali) sono già pronti i primi due volumi dedicati ai Romanzi e racconti: edizione va da sé impeccabile, con note, commenti e redazioni originali, come sarebbe piaciuto all’Ingegnere. Poi, un curioso saggio-rivelatore: Gadda e la Brianza (Medusa) che indaga sul rapporto letterariamente morboso tra il Gadda e la sua odiosamata Brianza, e in particolare la «strampalata casa» che il padre di Carlo Emilio fece costruire a fine ’800 a Longone al Segrino e dove lo scrittore milanese passerà molte delle sue villeggiature e delle sue «avventure» narrative, a partire dal quasi ignoto racconto Villa in Brianza, una prosa del ’29 rimasta inedita fino al 2001 e oggi ripubblicata da Adelphi (quaranta paginette per cinque euro e mezzo), fino a La cognizione del dolore che dietro straordinari travestimenti sudamericani, geografici e linguistici, proprio in quegli «ameni» luoghi brianzoli è ambientato. Infine, ma solo per chi ha il coraggio di provare a sciogliere gli innumerevoli nodi, groppi, grovigli, gliuommeri e pasticciacci dell’opera gaddiana, la lettura consigliata è il saggio che una coraggiosa studiosa, Claudia Carmina, ha dedicato ai rapporti tra verità e finzione, autobiografia e invenzione letteraria, nei romanzi del gran narratore milanese (L'epistolografo bugiardo, Bonanno Editore), scegliendo come chiave d’accesso quella più intima e rivelatrice, ossia l’epistolario: dai diari dell’adolescenza ai carteggi con Tecchi e Betti, una ri-cognizione della complessa, perturbante e sfaccettata produzione dell’«Ingegner fantasia».