L'Europa boccia i conti in rosso di Prodi su deficit e tesoretto

Dpef, il commissario Almunia
boccia la politica
economica del governo. Preoccupazione a Bruxelles:
così l’Italia non
rispetta i criteri fissati
dal Patto di stabilità. L'imbarazzo di Padoa-Schioppa: "Non è una
bocciatura, è una
dichiarazione
che condivido
interamente&quot;. <a href="/a.pic1?ID=189346"><strong>D'Alema gela Epifani: non abbiamo soldi per cancellare lo &quot;scalone&quot;. L'ira di Cisl e Uil: allora tagliamo i costi della politica</strong></a><br />

Roma - «Non credo avrò l’insufficienza» dalla Commissione europea per il Dpef. Così Tommaso Padoa-Schioppa l’altra sera a Palazzo Chigi. La risposta di Bruxelles è arrivata a stretto giro di posta. Il commissario europeo Joacquin Almunia - riferisce la sua portavoce Amelia Torres - è «profondamente preoccupato per il limitato consolidamento pianificato (dal governo italiano con il Dpef) per il 2008 e gli anni successivi». Ed aggiunge, con una vena polemica, come la Commissione non possa non osservare «la persistente incertezza riguardo ai cambiamenti del sistema delle pensioni».

Insomma, se non è una bocciatura del Dpef, poco ci manca. Per il ministro dell’Economia, però, il giudizio di Bruxelles «non è una bocciatura. Almunia ha fatto una dichiarazione che si può condividere interamente: ci ricorda il debito e che la spesa pensionistica è molto elevata». Il ministro sa benissimo, per aver frequentato quelle stanze, che a Bruxelles c’è un uso attento nella terminologia. E quando la Commissione deve manifestare la propria contrarietà per scelte che vanno contro il Patto di stabilità usa la formula deep concern, profonda preoccupazione: come ieri. Preoccupazione motivata - osserva la portavoce di Almunia - dal fatto che le misure contenute nel Dpef «non rispettano le raccomandazioni dell’Eurogruppo del 20 aprile». In quella sede venne ribadito che gli Stati membri devono utilizzare l’extragettito a riduzione del deficit; e non utilizzarlo per nuove spese.

Come a dire: il “tesoretto” deve essere utilizzato per migliorare i conti, e non per essere speso. Padoa-Schioppa ha fatto il contrario. Per la prima volta nella storia dei Dpef ha peggiorato un deficit tendenziale. Sono sempre più alti dei deficit programmatici. Il ministro dell’Economia (pur di far emergere risorse da destinare al “tesoretto”), a fronte di un deficit 2007 al 2,1% ed uno tendenziale del 2008 sempre al 2,1%, ha portato quello di quest’anno al 2,5% e quello del prossimo anno al 2,2%. Insomma, ha peggiorato i saldi. Da qui, la bocciatura di Bruxelles.

«Dimostreremo ad Almunia che i nostri conti sono in ordine», annuncia Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «Almunia può stare tranquillo», aggiunge Massimo D’Alema. La Commissione, però, non obbietta che l’Italia sia sotto il 3%. Obbietta che le scelte del Dpef e sul “tesoretto” non rispettano il Patto di stabilità. In quel Patto ci sono alcuni punti fermi. Primo fra tutti, l’obbiettivo del pareggio di bilancio entro il 2010. Secondo Bruxelles, la scelta di aumentare - invece di ridurre - il deficit, va nella direzione contraria. Per questo, prima Jean-Claude Juncker, ora Almunia, invitano l’Italia alla responsabilità nei confronti degli altri Paesi dell’Eurozona. Soprattutto visto l’alto livello del debito.

Un altro punto fermo del Patto (che il governo Prodi infrange) è l’accelerazione dell’opera di risanamento. Questa deve essere più rapida nel good time (nei periodi di crescita economica), e può rallentare in quelli di bad time (rallentamento). In questo momento, l’Italia attraversa un periodo di good time, con il Pil che aumenta a ritmi del 2% all’anno. Quindi, la Commissione si sarebbe attesa misure destinate a ridurre in tempi rapidi il deficit; e magari anticipare - visto l’alto livello del debito - l’obbiettivo del pareggio di bilancio, anziché aspettare il 2010. Con interventi superiori alla correzione del mezzo punto di Pil strutturale all’anno. Invece, per il 2008 il Dpef prevede che il deficit passi dal 2,5% di quest’anno al 2,2%: una correzione dello 0,3%. Troppo bassa per la Commissione. In più, l’extragettito non viene utilizzato per migliorare i conti, ma per spendere.

E la riforma delle pensioni, anziché renderla più incisiva, viene resa più morbida, mentre il Patto prevede che le riforme strutturali devono essere introdotte nei periodi di good time; proprio perché la crescita economica può attutire gli effetti sociali delle riforme strutturali. È per queste ragioni che la delusione e l’irritazione della Commissione nei confronti del governo è alta. Teme che il Dpef (e la finanziaria che lo seguirà) possa diventare una mina piazzata sotto la stabilità dell’Eurozona, come ha detto Juncker due giorni fa. Per Tps, però, quella della Commissione «non è una bocciatura ».