L'Europa brucia altri 174 miliardi Piazza Affari ancora a picco: -6,6%

Le Borse crollano: Francoforte giù del 5,13%, Parigi del 5,45% e Londra del 3,05%. Piazza affari
scivola ai minimi dal 2009. Molto bene l'asta dei Btp. Eppure il timore di un <em>downgrade</em> della Francia rompe
gli argini facendo calare i mercati del Vecchio Continente. Molto male Parigi e Francoforte

Milano - Un’altra seduta da cardiopalma per le Borse europee. Una giornata inizialmente tranquilla, si è trasformata in un nuovo incubo per le Borse europee, che crollano. A picco i titoli dei bancari, che hanno trainato giù tutti i listini. Brusco scivolone in Borsa per la banca Societè Generale, che, secondo i dati forniti dal sito di Euronext, perde oltre il 20%, sull’onda di voci, smentite, che parlano di un possibile taglio dei rating della Francia. L’indice Stxe 600 - che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio Continente - ha ceduto il 3,75%, un nuovo scivolone che si traduce in oltre 174 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati in una sola seduta.

Borse Ue in profondo rosso Oggi a scatenare il panico sono stati i rumor su un possibile downgrade del rating "tripla A" della Francia, che hanno scatenato un intenso assalto speculativo concentratosi soprattutto sui titoli bancari italiani e transalpini. Gli istituti di credito francesi sono i più esposti ai titoli di stato dei paesi considerati ad alto rischio, come Grecia e Portogallo. A essere colpita più duramente è stata Societe Generale, che ha perso fino al 21% sulla scia delle voci su un peggioramento del suo outlook finanziario per poi chiudere a -15%. Bnp Paribas e Credit Agricole hanno invece riportato ribassi fino al 14%. Un altro segnale inquietante è stato l’aumento dei premi dei credit default swap, ovvero i derivati che permettono di tutelarsi dal fallimento di un debitore, su Parigi. Sia le tre principali agenzie di rating che lo stesso governo francese hanno garantito che il rating della Francia non sarebbe stato toccato ma ciò non è servito a riportare la calma su dei mercati ormai in fibrillazione. Maglia nera ancora a Milano, dove l’indice Ftse Mib ha chiuso in calo del 6,65% a 14.676,04 punti. Il Dax di Francoforte cede il 5,13% a 5.613,42 punti, il Cac 40 di Parigi perde il 5,45% a 3.002,99 punti, l’Ftse 100 di Londra lascia sul terreno il 3,05% a 5.007,16 punti, l’Ibex di Madrid segna -5,49% a 7.966,0 punti.

Le voci sul downgrade della Francia Il ministero delle Finanze della Francia ha smentito in maniera formale le voci di mercato su un imminente declassamento di rating del paese. Voci che si sono diffuse in una nuova seduta ad altissima tensione, mentre le Borse di Europa e Stati Uniti sono tornate a crollare e precipizio. Da alcuni giorni la Francia è a sua volta finita nel mirino di alcune tensioni di mercato, specialmente nel particolare segmento dei Cds, i contratti di assicurazione contro le insolvenze sui pagamenti, che hanno segnato forti aumenti dei prezzi per garantire le emissioni francesi. Queste voci di declassamento "sono totalmente infondate - hanno fatto sapere dalla segreteria del ministro Francois Baroin - e le tre agenzie di rating, Standard & Poor’s, Fitch e Moody’s hanno confermato che non ci sono rischi di declassamento".

Piazza Affari ai minimi dal 2009 Chiusura in profondo rosso per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che perde il 6,65% a 14.676,04 punti e il Ftse All-Share che perde il 6,07% a 15.398,42 punti. Gli indici di Piazza affari scivolano ai minimi dalla fine di marzo 2009 pur segnando ancora valori sensibilmente superiori a quelli toccati il 9 marzo di due anni fa, quando le borse mondiali toccarono il livello più basso dallo scoppio della crisi finanziaria ed economica mondiale iniziata partita alla fine del 2007.

Bancari affossati dalle vendite Capire quali siano i motivi alla base delle massicce vendite sui bancari italiani non è semplice, visto che oggi l’asta sui Bot a 12 mesi è andata bene e che i rendimenti sono calati, grazie all’intervento della Bce. "Una risposta logica non c’è - spiega Stefania Guetta di Iw Bank - non vorrei che fossero i segnali di rallentamento dell’economia. È logico che questa prospettiva provochi pessimismo sui titoli: l’altro giorno sono stati venduti gli industriali, ma anche le banche sono legate al ciclo economico". Inoltre, prosegue Guetta, ieri sera la Fed "non ha detto che farà il Qe3 (quantitative easing numero tre, ndr), e già il fatto che non lo abbia detto può essere sufficiente". Quanto all’incontro tra governo e parti sociali in agenda oggi pomeriggio, secondo Guetta è destinato a incidere poco: "La Bce ha svolto un’azione taumaturgica. Un accordo, anche se ancora non c’è, lo faranno, perché sono obbligati dalla Bce. Di fatto è una non notizia".

Bene l'asta dei Bot italiani Rendimenti in calo nell’asta Bot a 12 mesi per 6,5 miliardi di euro chiusa oggi che passano dal 3,67% del mese scorso al 2,959%, leggermente superiori comunque alle attese. Buona la domanda pari a 12,6 miliardi, il doppio dell’offerta. L’asta Bot ha visto "un ritorno degli investitori esteri" e la domanda è stata sostenuta, pari al doppio dell’importo offerto (12,6 contro 6,5 miliardi di euro) con una percentuale (bid to cover) dell’1,94. E' questo il primo commento degli operatori dopo l’asta dei Bot di oggi. Secondo le sale operative i rendimenti sono "un poco più alti di quanto atteso" ma "il mercato è estremamente volatile e, nonostante l’intervento della Bce sul mercato secondario, restano ancora molte incertezze e per questo il risultato può dirsi soddisfacente per il Tesoro".

Listini asiatici in rialzo Prima seduta in rialzo dopo sei giornate consecutive di cali per le Borse asiatiche, che sono rimbalzate insieme a Wall Street sulla conferma che la Federal reserve manterrà tassi d’interesse bassissimi fino al 2013. Bene in particolare i titoli delle materie prime e del petrolio, questi ultimi molto deboli ieri e che ora usufruiscono del rimbalzo del prezzo del greggio dai minimi degli ultimi mesi. In questo contesto, la piazza azionaria di Tokyo è salita di un punto percentuale, mentre molto meglio - con rialzi nettamente superiori ai due punti percentuali - hanno fatto Hong Kong, particolarmente debole ieri, e Sidney. Sul mercato australiano, dove sono quotati diversi titoli che possono anticipare l’avvio dei loro settori in Europa, forti rialzi per i gruppi petroliferi e minerari, ma anche qualche marchio finanziario ha recuperato con forza: la National Australia Bank è salita del 6,05%, la Bank of Queensland è cresciuta del 5,46%. Tra gli altri listini dell’area, molto forti quelli di Taiwan e Giakarta, fiacco Seul, in leggero calo Singapore.