L'Europa polverizza 400 miliardi Il G7: "Salvare banche e risparmiatori"

Il Dow Jones arriva a perdere fino all’8%, poi recupera prima di chiudere in calo dell’1,5%. L'Europa polverizza altri 400 miliardi di euro. <strong><a href="/a.pic1?ID=297144">Piano in cinque punti per restituire fiducia a mercati e investitori</a></strong>. Berlusconi: <strong><a href="/a.pic1?ID=297146">&quot;Crisi pesante, ma non è recessione&quot;</a></strong>. Nel Nord Italia la rivolta degli artigiani: <strong><a href="/a.pic1?ID=297156">&quot;Ci facciamo la nostra banca&quot;</a></strong>

Milano - A volte le cifre non raccontano nulla. A Wall Street ieri il Dow Jones ha chiuso in calo dell’1,49% e il Nasdaq in rialzo dello 0,27%. Numeri quasi fisiologici per un mercato scosso nella fondamenta dalla crisi. Eppure, dietro allo score finale si nasconde l’ennesima giornata di follia, l’ormai patologica schizofrenia della Borsa di New York. Dove per buona parte della seduta si erano viste solo facce stravolte dalla tensione e dita che pigiavano sulla tastiera del computer ricevendo sempre la stessa risposta: un grafico che andava giù, sempre più giù, fino a far collassare il Dow Jones dell’8% e schiacciarlo sotto la linea degli 8mila punti. Quando il solo imperativo categorico, compulsivo, sembrava il vendere vendere vendere alimentato dall’adrenalina del panico, è arrivata la risalita. Poi seguita da un altro crollo: a un’ora dalla campana di fine contrattazioni, gli indici erano ancora ripiegati del 5%. Sessanta minuti sono stati sufficienti per contenere le perdite e far risuonare il rompete le righe. In attesa di un lunedì che potrebbe riproporre lo stesso copione.

A volte, le cifre raccontano tutto. Raccontano un’angoscia che inizia e non ha inciampi. Come quella di Tokio (-10%), o come quella di un’Europa che ha sacrificato ieri altri 400 miliardi di capitalizzazione. In cinque sedute sono svaporati 1.300 miliardi circa di ricchezza borsistica. A Milano, l’iniziativa con cui la Consob ha esteso a tutti i titoli il divieto di vendere allo scoperto finora applicato solo alle banche, non ha evitato una seduta da incubo: il Mibtel è crollato del 6,54%, e la perdita da lunedì si è così dilatata al 24%, mentre da inizio anno, Piazza Affari si è svalutata di oltre il 50%. Il tonfo è stato però collettivo e non ha risparmiato nessun indice: a Londra, dopo un tracollo a oltre -11%, il Ftse-100 ha terminato le contrattazioni a -8,85%; Francoforte ha ceduto il 7,01%, Parigi il 7,73%, Zurigo il 7,79%. Ancora peggio ha fatto Madrid (-9,14%).

La notizia di una riunione straordinaria dell’Eurogruppo è arrivata quando ormai gli scambi erano terminati, con il G7 ancora impegnato nella ricerca di una ricetta anti-crisi. Tra i sussulti ribassisti di un petrolio sempre più leggero (minimo a 77,46 dollari, quasi la metà rispetto al picco toccato nel luglio scorso) e la caduta ai minimi dal giugno 2007 dell’euro (sotto 1,33 dollari), si è così conclusa una settimana ad altissima tensione.

La stessa tensione vissuta comunque da Wall Street. Ignorato l’altroieri il cosiddetto «piano B» del segretario al Tesoro, Henry Paulson, che prevede l’ingresso da parte dello Stato nel capitale delle banche sofferenti, nel vuoto è caduto anche l’appello alla calma rivolto ieri da George W. Bush. Gli investitori, tra l’altro, sono costretti a misurarsi con le indiscrezioni che rimbalzano continuamente sul floor della Borsa, condizionandone l’andamento. Il Wall Street Journal, per esempio, non esclude che le autorità di vigilanza della Borsa possano decidere la misura estrema di introdurre blocchi automatici per i titoli le cui perdite superano il 20%. A metà giornata si era inoltre diffusa la voce secondo la quale il G7 avrebbe indicato nel comunicato finale la volontà comune di adottare il modello inglese per salvare le banche. La successiva smentita ha finito per alimentare le vendite. Particolarmente fitte su Morgan Stanley dopo che Moody’s ha minacciato di tagliarne il rating, misura che potrebbe riguardare anche Goldman Sachs; in caduta anche Aig, che secondo alcuni rumour avrebbe già impiegato 70 miliardi di dollari degli 85 miliardi ricevuti.

I mercati continuano a pretendere misure, un approccio coordinato nella gestione dell’emergenza. Non trovando soddisfacenti i provvedimenti finora messi in campo, reagiscono. Così sarà al termine di questo lungo week-end di paura, naturale appendice di una settimana da infarto, se non arriveranno buone notizie. Una, però, è già arrivata: per la prima volta in un mese, i tassi interbancari Euribor sono scesi al 5,38% dal 5,39% di giovedì. È un piccolo segnale di stabilizzazione. Che sia di buon auspicio per quanti sono alle prese con le rate alle stelle del mutuo.