L'Europa vota il «made in» In Italia vale 100mila posti

Tajani: «Provvedimento importante, il governo Renzi deve farsi valere»

Oggi si gioca un'importante partita per l'Italia a Bruxelles. Il Consiglio Competitività, che riunisce tutti i ministri dell'Industria europei è chiamato all'approvazione del «Made In», un provvedimento che, per il nostro Paese potrebbe valere anche 100mila nuovi posti di lavoro. Lo spiega Antonio Tajani, oggi vicepresidente del Parlamento europeo, che quando era commissario all'Industria Ue era stato relatore del provvedimento, che è già stato approvato dal Parlamento europeo. «Manca quest'ultimo ma fondamentale tassello - spiega Tajani- il governo Renzi deve farsi valere per portare a casa un risultato che per il nostro Paese è molto importante». Ma cosa vuol dire «Made In»? È un regolamento che prevede l'obbligo di indicazione dell'origine per i prodotti non alimentari fabbricati negli Stati dell'Unione Europea. Il fine è ovviamente quello di garantire maggiormente i consumatori, tutelando la salute e mettendo solidi paletti per la lotta contro la contraffazione e la malavita. «Il problema è che non tutti i Paesi dell'Ue sono interessati a questo regolamento - continua Tajani- quelli del nord Europa, come Olanda e Gran Bretagna ma anche Danimarca e Svezia sono dediti al commercio e dunque contrari a una restrizione della circolazione delle merci dovuta all'etichettatura. Mentre favorevoli sono quelli meridionali. E dunque, oltre all'Italia, anche la Spagna, Francia, Ungheria, Marta, Grecia, Cipro, Portogallo, Bulgaria, Romania e Croazia. Mentre la Germania è d'accordo sul principio ma vorrebbe un regolamento diverso che prevede l'etichetta di “Made In“ anche per prodotti che, in Europa, hanno avuto l'ultima lavorazione e non quella principale come invece abbiamo chiesto noi». I settori interessati al «Made in» sono cinque: tessile, ceramica, calzature, legno arredo e gioielli. Di questi, però, potrebbero restarne soltanto due. Ossia la ceramiche e le calzature. «Sarebbe un risultato molto modesto - aggiunge Tajani- ma che comunque sancirebbe il principio del «Made In», molto importante visto che l'Ue è impegnata anche nella trattativa sul commercio con gli Stati Uniti che riguarda anche i prodotti alimentari». Un iter non semplice dunque visto che è dall'ottobre del 2010 che si parla di questo regolamento, finito in stallo e poi riesumato nel 2013, quando fu approvato dal Parlamento Ue con una risoluzione votata a larghissima maggioranza. Ma solo il voto odierno ne garantirà l'applicazione.