Il levante fa le barricate contro il cemento

Francesco Gambaro

Da Albaro a Nervi passando per Quarto. La rivolta del Levante contro la speculazione sulle aree verdi da parte del Comune si è consumata alcune sere fa nell’assemblea pubblica indetta in via Isonzo da cittadini e associazioni ambientaliste. Un incontro fiume che si è protratto ben oltre mezzanotte, al quale hanno partecipato l’ingegnere Fulvio Molfino, presidente della commissione urbanistica del consiglio comunale, l’avvocato di Legambiente Giancarlo Bonifai e un drappello di consiglieri comunali: Biggi, Bernabò Brea, Poselli, Franco, Benzi, Grillo.
Nel mirino dei residenti sono finiti otto progetti edilizi previsti per tutto il Levante: via Rossetti (area ex Siquam), via Romana della Castagna (area Till - Fisher), via Borghero, viale Quartara, via Dapino, via Scala, via Campostano a Nervi e via Puggia in Albaro. A turno hanno preso la parola i rappresentanti delle zone colpite dalla scure edilizia. A partire dai residenti di Quarto, i più arrabbiati di tutti. «In via Borghero - racconta Massimo Rissotto - sta per nascere un centro commerciale di 500 metri quadrati che non tiene conto dell’impatto ambientale su quest’area, già alle prese con la Coop di Corso Europa, il parcheggio della fondazione Gaslini e l’Ac Hotel».
Non basta. Perché tra qualche mese in via Antica Romana di Quarto, al posto dei capannoni industriali della fabbrica Till Fisher dovrebbe spuntare un albergo di nove piani, alto 30 metri con 52 alloggi. A due passi dalla pedemontana, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili sulla viabilità. Tanto più che l’ingresso delle auto sarebbe proprio da via Romana della Catagna. Di più, spiega Eda Cicogna, portavoce dei residenti a Priaruggia, in via Rossetti, nell’ex fabbrica di vernici Siquam, vedrà la luce un edificio di nove piani con 21 alloggi residenziali. Progetto già respinto dalla circoscrizione lo scorso anno. Notare che siamo sempre a Quarto. Dove, tra un po’ di tempo, potrebbero spuntare altre due palazzine di 19 appartamenti, in via Scala. «Che fine faranno olivi e alberi secolari?» si chiede Ester Quadri. Per finire (con Quarto), il caso di villa Quartara. «Nel raggio di 70 metri sorgeranno quattro edifici nei pressi del convento dei frati capuccini, zona monumentale nazionale» ricorda Lino Antonello.
Ce n’è abbastanza per passare ad Albaro. Via Puggia. Un caso che scotta. Perché lì, nel fazzoletto di terra compreso tra via Parodi e via San Luca d’Albaro sorgeranno tre palazzine su 5 piani con 40 alloggi e 96 posteggi. Il tutto in base alla norma che consente di trasferire edifici incompatibili da un quartiere all’altro della città. Purché non venga alterato l’ambiente circostante, recita la legge. Cosa che invece si verificherebbe in via Puggia. «Perché - ammette Fulvio Molfino, presidente della commissione Urbanistica in consiglio comunale - i nuovi edifici non avrebbero niente a che vedere con le palazzine limitrofe, oltre ad essere troppo ravvicinati tra loro». Già. Ne è convinto pure Gianni Bernabò Brea, capogruppo in Comune di Alleanza nazionale, che lancia strali contro la civica amministrazione: «Stiamo assistendo a una politica dissennata che consente una cementificazione selvaggia, che sfugge a qualunque piano di sviluppo ordinato della città». Ricorda il consigliere di An che «a parole la Giunta condivide le preoccupazioni dei cittadini, salvo poi dare l’avallo a situazioni come quelle di via Puggia». Sulla stessa linea Guido Grillo, consigliere comunale di Forza Italia: «Martedì prossimo presenteremo un articolo 38 per chiedere la modifica del regolamento che consente di spostare volumi tra quartieri diversi».
La risposta di Tursi è racchiusa in un volantino fatto circolare l’altra sera in assemblea. È una lettera aperta ai cittadini, firmata dagli assessori Morgano e Gabrielli. In sintesi: c’è un solo progetto che propone di utilizzare il meccanismo del trasferimento del Puc (piano regolatore comunale) ed è quello di via Puggia. Tutti gli altri casi riguardano previsioni di piano da tempo in atto o progetti la cui approvazione richiede una variante al Puc. Vedi Till Fisher, via Scala e via Campostano. Sia quel che sia, di volumi e cemento a Levante non ne possono più.