Levanto insegna: la vita è di qualità se va con lentezza

Il centro spezzino si unisce alle città «slow» che tutelano meglio l’ambiente

Gian Maria Bavestrello

Vivere con «lentezza». Non per pigrizia, ma per scelta filosofica. E oer aumentare la qualità dell’esistenza. Accade a Levanto, il comune della riviera spezzina aderente da tre anni alla rete di «Città Slow», associazione di amministrazioni locali collegata a «Slow food» e orientata a un marcato ideale di qualità della vita. Il suo manifesto è un invito a spendere il tempo necessario ad assaporare l'esistenza e a coglierne i molteplici gusti. La sua missione costruire reti che aprano scenari innovativi. Levanto ha aperto ieri i festeggiamenti per il patrono Sant’Andrea con la fiera della cultura marinaresca, laboratori del pesto e del miele, esposizioni e degustazioni. L’ocacsione per fare il punto sul vivere con lentezza che collega varie città come Levanto con Orvieto.
«La nostra è un'utopia concreta - spiega Pier Giorgio Olivetti, direttore di Città Slow -. Piccole realtà lontane e diverse fra loro ma unite da un'identica attenzione all'ambiente, alle nuove tecnologie, all'agricoltura locale e alla convivialità, si metteranno a sistema per valorizzare le proprie eccellenze».
In Liguria si sperimenterà, con riposte speranze, un federalismo non basato sulla contiguità geografica ma su affinità progettuali: destagionalizzare l'accoglienza, valorizzare il commercio locale dei prodotti tipici, comunicare la propria immagine.
Che il turismo non possa vivere di rendita è la certezza da cui muovono i soggetti coinvolti. L'assessore al turismo Marco Bagnasco lo sottolinea: «In seguito al recupero degli antichi sentieri e di edifici dei piccoli borghi oggi adibiti a strutture di ricezione, l'entroterra di Levanto può definirsi hotel-paese: una comunità imprenditrice che ha imparato la centralità del cliente e della conoscenza di sé, delle proprie risorse e dei propri limiti». Anche antropologici: nel libro «Turisti per Casa», scritto per la Franco Angeli da Laura Gemini, Stefania Antonioni e Lella Mazzoli, sociologhe dell'Università di Urbino, i levantesi sono stati chiamati a «travestirsi» da turisti e a osservare con gli occhi dell'avventore la propria cittadina, ligusticamente ruvida ma, altrettanto ligusticamente, schietta e genuina.