L'Evolution di Giovanni Allevi All'esordio con un'orchestra

Domani esce il nuovo cd del pianista. "Per la prima volta ho dovuto far uscire le note dalla mia testa e scrivere una partitura vera e propria". I suoi punti di riferimento: "Amo Wagner e Bach, cerco di superarli"

Milano - «La mia è musica classica contemporanea, è un linguaggio sinfonico che appartiene alla tradizione classica ma vive nell’oggi». È deciso Giovanni Allevi nel definire il suo stile, quello che l’ha portato a diventare una star del pianoforte, un compositore ed esecutore che trasforma in oro tutto ciò che tocca. La sua storia artistica di pianista ormai è nota, anche perché ai successi decretati dal pubblico (citiamo album come Joy da 88 settimane nei piani nobili della hit parade, i concerti con i Berliner Philarmoniker, i successi dei concerti a New York e a Tokyo, dei dvd, dei dischi live, dei brani utilizzati per spot di noti prodotti) si unisce un battage pubblicitario (oggi si dice un’esposizione mediatica) efficacissimo quanto asfissiante.

E così tra domani e i prossimi giorni Allevi, che il 20 giugno suonerà ad Assisi per il primo dei 26 concerti della sua tournée estiva, sarà presente in tutti i Tg, alle radio, sulle riviste e sui quotidiani e chi più ne ha più ne metta. L’occasione è ghiotta; domani esce Evolution, l’album del pianista che, abbandonati i consueti panni di solista, si presenta con tanto di orchestra sinfonica. «Per la prima volta ho dovuto far uscire le note dalla mia testa e scrivere una partitura vera e propria», spiega aggiungendo che l’impegno è stato molto faticoso perché è vero che «questa orchestra è come una nazionale di calcio, che allinea le “prime parti” delle orchestre più famose, da quella della Scala a quella dell’Opera di Roma» ma siccome le sue composizioni contengono elementi ritmici inusuali per gli artisti classici «abbiamo dovuto studiare tutti». Si torna alla questione della «classica contemporanea». E Allevi, diffidente verso le «definizioni tecniche», affronta l’argomento da filosofo qual è, laureato con una tesi sul vuoto nella fisica contemporanea, spiegando «per prima cosa quello che la mia musica non è». Ovvero: «Non è minimalista, anche se parte dal minimalismo, l’ultimo movimento dal quale ho preso le distanze». Niente ripetizioni ossessive ma neppure la mancanza di ripetizione «su cui si fonda la musica dodecafonica». E ancora: «Ho sempre amato Frank Zappa ed Emerson Lake & Palmer ma non faccio contaminazione, non porto gli strumenti rock nei suoni classici, suono l’attualità con quelli della tradizione». Alle possibili accuse di tradimento e apostasia il pianista non si scompone («è compito dell’artista superare ciò che ama») e rilancia con un’immagine provocatoria: «Io compio un simpatico parricidio di Wagner, Bach, Liszt; studiando i delicati concerti per piano e orchestra di Chopin ho trovato il modo di inserire il corno e il fagotto in brani nuovi come Foglie di Beslan e 300 anelli». E visto il successo che il compositore-filosofo ha ottenuto finora, la formula sembra giusta. La riflessione dell’interessato, peraltro convinto che «se fai le cose col cuore, l’universo prima o poi ti apre una porta», spazia dal «bisogno di cose di qualità» sempre più manifestato dal pubblico all’estetica, ma non in senso filosofico, perché «qualcuno dice che la mia fortuna è non essere bello». In ogni caso, Allevi ha conquistato tutti tranne una certa critica classica, che a suo avviso «ha considerazione, lo sento, per quello che faccio» anche se ha non colto un tratto fondamentale della sua musica. «Io - spiega - sono il primo sostenitore del passato glorioso della tradizione classica. Ma voglio renderlo vivo». Anche se il conseguimento di questo obbiettivo comporta l’impegno molto faticoso del nuovo album (nella foto della copertina di Evolution «ho occhiaie tremende, le ho lasciate per mostrare la mia gioia ma anche il mio sfinimento»): solista e direttore d’orchestra, che «per un timido come me è il massimo». Facile immaginare come accoglieranno il disco i suoi fan, gli alleviani, che lui definisce «extraterrestri perché sono gentili e delicati, persone che riscoprono una rinascimentale gioia di seguire i loro sogni». «Fra loro - spiega - mi piace pensare che ci siano Renzo Piano e Benedetto XVI ma anche molti metallari. Forse perché il rock estremo ha una grande attenzione per il romanticismo e per la tecnica esecutiva». Programmi per il futuro prossimo? «Mi sento sempre come uno che vuol giocare a tennis e la macchina spara palline gliele tira addosso continuamente. Vorrei fare qualcosa con un coro polifonico, o da solo col clavicembalo». Sogni? «Ristrutturare finalmente il bagno e mettere una vasca al posto della doccia».