Lewis l’ingordo: «Vincerò il Gp di Monaco»

Suo padre felice: «Lo conosco e posso dire di non essere sorpreso. Già questo inverno ho capito che ci avrebbe provato»

nostro inviato a Montmeló

Lewis Hamilton è il gioiello di questa F1 orfana di Schumi. Va protetto, curato, nascosto come si conviene per le cose rare e pregiate. È un diamante a 300 all’ora, Lewis, di quelli grandi che si scovano in miniere sperdute. «Perché basta che gli mettiate in testa il casco di Michael Schumacher – dice Bernie Ecclestone – e vi sembrerà di vedere il tedesco. Lewis appartiene a quella casta lì».
Il minatore che si è trovato in tasca baby Hamilton, ora il più giovane leader del mondiale, si chiama Ron Dennis, è il patron della McLaren-Mercedes ed è un uomo felice anche se deve fare i conti con una scelta di campo: se stare dalla parte del ragazzo e dei 750.000 dollari di stipendio che gli costa quest’anno, o da quella di Alonso, fortissimamente voluto e pagato 26 milioni la stagione. In attesa, Ron trascorre il tempo nel paddock cercando di proteggere Lewis da tutto e tutti, in primis i giornalisti. Anche ieri ha cercato di buttare acqua sul fuoco: «Lewis leader? Bravo, però è soprattutto il risultato di tutto il team...».
Il diamante Hamilton è troppo prezioso. Ecclestone aggiunge che «è sbagliato ragionare sul se e come potrà vincere il titolo mondiale, perché questo rischia di mettergli addosso troppa pressione». Il supremo delle corse non sa, però, che Lewis ha appena dichiarato: «Vivo un sogno e ringrazio il team. Dopo solo quattro gare in F1, ritrovarmi leader del mondiale è qualcosa di incredibile, tanto più sfidando piloti come Massa, come Alonso. Adesso voglio gustarmi tutto questo, voglio fare il possibile perché il sogno duri il più a lungo possibile. Io e la mia famiglia abbiamo lavorato tanto per riuscirci. Fra due settimane c’è il Gp a Montecarlo – prosegue - una gara dove io ho corso nelle categorie minori: mi sto caricando per vincere lì». Giusto una corsetta senza blasone, di secondo piano.
Pensa in grande Hamilton. «Quando ho capito di essere in testa al mondiale? Subito dopo il primo pit stop. In quel momento, sapendo che Raikkonen si era ritirato e che Fernando era dietro di me, non ho avuto più dubbi. È bello essere leader, ma da qui a dire che lo vincerò ne passa... Ci proverò e ce la metterò tutta, anche se devo tener sempre presente che la stagione di un debuttante è fatta di alti e bassi. La mia ricetta? Non sbagliare».
Lewis si sta già cambiando nel motorhome McLaren quando suo padre alza finalmente gli occhi dal telefonino: «Devo confessare di non essere sorpreso: lo conosco. E quest’inverno avevo capito che ci avrebbe provato».