Lewis, scuse e accuse: «Sono un bugiardo, l’ho fatto per il team»

nostro inviato a Sepang

C’è suo padre vestito di nero a pochi metri. Ci sono gli uomini della comunicazione McLaren che non sanno più dove girarsi tanto si sentono a disagio. C’è un plotone d’esecuzione mediatico schierato davanti a lui. C’è la sensazione forte di essere testimoni di un momento tristemente storico per la F1, mentre Lewis Hamilton, «il bugiardo», inizia mesto la sua confessione, la sua poesia in rima fatta di scuse ma anche e purtroppo di accuse. Perché dice «io non sono un bugiardo», dice «io sono un uomo squadra», aggiunge «io ho dichiarato davanti ai giudici quel che mi era stato detto di dire». Il senso è però uno soltanto: «Chiedo scusa ma la colpa è di altri». O meglio, di un altro. Un povero cristo un po’ bugiardo e un po’ a fine carriera.
Perché Lewis non punta il dito contro la McLaren, piuttosto è il team che lo prende per le orecchie, lo trascina in una conferenza stampa organizzata in un lampo e lo costringe a sputtanarsi in mondovisione. A questo punto non è dato sapere chi protegge chi. L’unica certezza è che la McLaren aveva subito provveduto a un’epurazione interna. Ovvero, la sospensione di un uomo cardine del team da oltre trent’anni, il direttore sportivo Dave Ryan. Secondo la versione fornita dalla squadra, sarebbe stato lui, di propria iniziativa, a mentire ai giudici e a spingere Hamilton a fare altrettanto. Nonostante, secondo quanto riferisce un’agenzia di stampa, Ecclestone avrebbe mugugnato: «Quel ds è solo un impiegato: può aver fatto tutto da solo?».
Ma la confessione di Lewis è in linea col team. «Appena conclusa la corsa – dice infatti il campione del mondo – ho rilasciato delle dichiarazioni alla tv (quelle in cui spiegava che il team gli aveva ordinato di far passare Trulli, ndr). In attesa che i giudici ci facessero entrare, il ds Ryan mi ha detto di celare delle informazioni (di dire cioè che l’italiano lo aveva sorpassato volutamente, ndr). Mi scuso con loro per avergli fatto perdere tempo e per averli presi in giro, sono molto, molto dispiaciuto di questo. Lo sono per il mio team, per il direttore sportivo, perché è da sempre un ottimo elemento della squadra e anche se non penso fosse sua intenzione fare una cosa del genere...».
Silenzio. La frase resta a mezz’aria, Lewis si ferma. Forse è consapevole che sta per mettere la parola fine alla carriera del poveretto. «La verità - dice - è che sono stato ingannato, per cui chiedo scusa a tutti i fan, alla gente che mi sostiene da anni; voglio dire loro che io non sono un bugiardo, non sono un disonesto, sono solo un uomo di squadra che se il team gli chiede di fare qualcosa la fa… Sto pagando un prezzo immenso per quanto commesso… vi assicuro che una cosa simile non accadrà più. Perché sono qui? Perché non mi sento a posto, credetemi, non è facile alzare le braccia e dire davanti a tutti ho sbagliato. Ma lo devo fare per i tifosi, per la mia gente così che sappiano come stanno le cose… Lo ribadisco: sono stato ingannato, a volte è facile venir ingannati e questo è quanto successo».
Ma perché - detta il buonsenso - Hamilton non ha avvisato Ryan che celare informazioni sarebbe stato inutile in quanto la versione data alla tv li avrebbe smascherati? «Perché è successo tutto così di fretta – si difende lui -, non ho avuto tempo di pensare, e ho agito da uomo di squadra… Cercate di capire come mi sento, non sono un bugiardo però adesso il mondo lo pensa…». E pensa pure che dietro questo fattaccio, come nel caso della spy story con la Ferrari, ci siano più persone: «No, abbiamo fatto tutto Dave Ryan e io» s’affretta; «il perché? Non lo so … non avevo intenzione ne bisogno di far punire Jarno… Se gli ho chiesto scusa? L’ho visto di sfuggita, gli ho detto sorry, ma…», e non prosegue. Aggiungerà solo: «È stata la peggior cosa mai successa nella mia vita … non trovo le parole per dirvi quanto sono dispiaciuto. Lo sono per il team, per la mia famiglia… Se temo altre punizioni dalla Fia? Sono certo che la Federazione saprà agire nel modo giusto… Quanto a me, devo andare avanti e imparare e crescere…». Già, crescere. Fernando Alonso, il suo ex compagno con cui si scontrò per tutto il 2007, non l’ha sentito parlare ma lo conosce bene: «Ciò che ha combinato non mi sorprende. Ricordate che cosa accadde in Ungheria con me, quando per le sue proteste venni retrocesso? Ecco, quell’anno persi il titolo per un punto… Colpa di quella retrocessione».