L'ex comunista ortodosso diventato fan del Papa

Torna Giovanni Lindo Ferretti. Esce l’ultimo cd con i suoi Pgr: "Sono contento del nostro Papa Ho iniziato ad amarlo dopo che i giornali lo hanno insultato"

Milano - Ma il bello è stato quando ha detto che «sono contento del nostro Papa». I giornalisti sono rimasti muti, intontiti dalla sorpresa: ma come, Giovanni Lindo Ferretti, il fondatore dei Cccp Fedeli alla linea, cantante del disco Affinità - divergenze fra il compagno Togliatti e noi, dice di essere contento di questo Papa? Lui lo chiama testualmente «Benedetto decimosesto», indugiando sul numero romano per sottolineare la tradizione conservatrice che ben si attaglia al Pontefice così maldestramente criticato da tanta stampa e da molta sinistra. E poi scandisce: «Sono d’accordo con quanto ha detto in Africa sui preservativi: quello della Chiesa è un approccio diverso alla corporalità dell’uomo. E il Papa fa il Papa». Silenzio assordante. Lui spiega: «Anni fa lessi sul manifesto tre insulti consecutivi contro Ratzinger. Poi Repubblica e altri giornali di sinistra. Mi sono detto: e chi è questo Ratzinger? Sono andato in libreria, c’erano nove suoi libri e li ho comprati tutti: sono stati una sorpresa incredibile».

Giovanni Lindo Ferretti dice di essere un «vecchio punk di 55 anni». In realtà è un libero pensatore, così libero che si ritrova spesso solo, così libero che ha continuato a crescere e mica si ferma ora che è una sorta di istituzione del rock italiano, campione di vendite con il libro Reduce (Mondadori) ed eremita per forza nella sua casa di Cerreto Alpi, provincia di Reggio Emilia. «Ho una mamma molto ammalata, ha una sorta di Alzheimer». La mamma di Giovanni Lindo Ferretti è una delle chiavi per capire l’evoluzione di questo cantante per necessità, un comunicatore che non sa nulla di musica e che definisce Ultime notizie di cronaca, il suo nuovo e ultimo album con i Pgr (acronimo di Per grazia ricevuta), come un «lavoro di artigianato». Bisogna aggiungere: ottimo artigianato. In ogni caso, la mamma. Quando «non aveva bisogno» di lui, Giovanni Lindo Ferretti è stato il primo grande punk italiano, punk nel senso vero di libero e ribelle e vittima del cattivo gusto. Nell’82 ha creato i Cccp che cantavano «Voglio rifugiarmi sotto al Patto di Varsavia / Voglio un piano quinquennale, la stabilità» e già qui si capisce quanto fosse incondizionato l’applauso che riceveva da tanti. Per intenderci, lui è un montagnino ossuto e spilungone, è pallido come l’intonaco di una cantina, gli occhi sempre spiritati, la voce grezza ma dolce e cavernosa. In realtà non canta, comunica. Era in Lotta continua e in un’intervista di qualche anno fa sullo Stato di Marcello Veneziani, ricordava candidamente di aver conosciuto Alberto Franceschini, fondatore delle Brigate rosse, e di essersi salvato dalla violenza seguendo la passione per l’arte. Quando parla è indubbiamente fascinoso, spesso irresistibile perché, come canta in Cronaca filiale, è «lesto nel pudore e audace in tenerezza». E poi in tutti questi anni è cresciuto en plein air, mettendo in piazza i suoi dubbi e le sue esagerazioni senza scampare le critiche. Dopo aver sciolto i Cccp, ha creato i Csi che stava per Consorzio suonatori indipendenti e giocava con la Comunità degli Stati Indipendenti nata dopo la dissoluzione dell’Urss. Nel 1997 Gianni Boncompagni diceva: «Bocelli da settimane guida le classifiche di vendita inglesi, mentre da noi in testa alla hit parade c’è un gruppo che nessuno, neanche i ragazzi di Macao, conoscono». Indovinate, il gruppo erano i Csi, l’album era lo splendido Tabula rasa elettrificata e i giornali erano stupefatti da un successo così lontano dalle paillettes del pop. «Io vivo fuori dal mondo: ai concerti il pubblico urlava sempre: “Chi non salta Jovanotti è”. Io non sapevo neanche chi fosse, questo Jovanotti. Poi l’ho conosciuto e siamo diventati amici».
Intanto Giovanni Lindo Ferretti continuava a vivere la sua vita parallela, fatta di letture («nella mia casa, a parte mia mamma e due cavalli, ci sono soltanto libri»), cene con gli amici, lento ruminare di pensieri. Adesso fa due concerti al mese e non ne farà di più, come dice, «due concerti con voce e violino, mai in città grandi ma solo in provincia, e non mi sento più di entrare in una dimensione rock’n’roll, salire sul palco a mezzanotte e poi passare ore ad annoiarmi». Però ha sempre il coraggio delle sue azioni, per di più adesso che ha pure battuto un male brutto e guai se gliene parlate, lui glisserà, svicolerà, non risponderà neanche con gli occhi.
Sul blog del Foglio, quotidiano con il quale collabora, ha scritto che «sono stato un giovane estremista sciocco, stupido e di buon cuore. Non rinnego né mi consolo». Nel 2005 a sorpresa si era schierato a favore dell’astensione nel referendum sulla procreazione assistita e Liberazione, neanche tanto a sorpresa, lo aveva massacrato. E via così, sia quando ha partecipato al Meeting di Cl di Rimini nel 2007 e poi, pensate che scandalo, quando l’anno scorso ha aderito alla lista antiabortista di Giuliano Ferrara, uno che «era l’esemplificazione di ciò che dovevo odiare». Doveva, capite? Quella lista, dice oggi lui, «non era plausibile, ma io l’ho seguito lo stesso perché sono un vecchio punkettone. Giuliano dice sempre che mi verrà a trovare in montagna, ma ci credo poco. Voto centrodestra? Sì da tre volte lo voto, il mio problema con Berlusconi è solo estetico». E allora vedete che Giovanni Lindo Ferretti, uno che dice «a mia mamma consigliavano di abortire e invece io sono qui», è rimasto sempre uguale, uno che cresce e guarda in faccia la gente e ha il coraggio pudico e bello di spiegare che «adesso sto vicino a mia mamma, come dice il quarto comandamento» fregandosene se il silenzio è così assordante che lo sentono tutti.