L'ex Msi e An Nicola Bono: "Cerca voti a sinistra, ma è un illuso"

«Strana figura politica Fini, né carne né pesce, non riesco proprio a farmi un’idea, capire chi potrebbe votarlo in futuro. Ho l’impressione che stia facendo male i suoi calcoli, la sua è una proposta fuori mercato». Nicola Bono, presidente della provincia di Siracusa, ex Msi ed An, lo conosce bene Gianfranco e ne avrebbe di cose da dire su una persona che paragona all’ultimo Antonio Cassano visto in nazionale. Un trionfo di funambolismi «fini» a se stessi, tante bolle di sapone e pochi gol.
Si spieghi meglio.
«Noto in lui, e da tempo, costanti smarcamenti che vorrebbero minare le fondamenta del Pdl. Con lui nasce un nuovo tipo di leader: in minoranza rispetto al partito di maggioranza, una contraddizione in termini, non trova?».
Cosa la fa più arrabbiare di questa storia?
«Guardi, le parlo con il cuore in mano da finiano convinto come lo sono La Russa e Gasparri. Questa rottura mi dà un dolore immenso perché ha il sapore amaro della sconfitta, di tanti anni passati assieme a lavorare per un’Italia migliore. Ricordo bene le sue, le nostre battaglie sulla maternità e sull’immigrazione. La prima fondata sull’incrollabile tradizione della famiglia italiana; la seconda sulla fermezza contro chi viene nel nostro Paese solo per delinquere. Mai mi sarei figurato il dietrofront, questo andare contro il comune volere dell’elettorato indispettisce e crea sconcerto sia nella gente che nei suoi ormai ex alleati. Certo, poi che se stessi qui a elencare tutte le sue uscite mai coincidenti con le idee interne al partito potrei compilare un dossier, mannaggia...».
Sì, d’accordo, ma qui c’è un piano per compiacere la sinistra moderata e prendersi (spera lui) un bel po’ di voti. Si aspetti questo ed altro.
«Non credo che riuscirà nel suo intento. Gli elettori a sinistra non lo voteranno, in fondo è sempre un ex missino e al momento della verità preferiranno rivolgersi altrove. Gli indecisi, poi, ci penseranno dieci volte prima di votare uno che ha dimostrato di rinnegare gli alleati, l’affidabilità è pur sempre una cosa seria».
Però qualche amico a sinistra se lo sarà pure fatto?
«Non direi, è una amicizia strumentale, lo stanno utilizzando come grimaldello contro Berlusconi. Fini viene apprezzato per comodo, se ne accorgerà quando sarà il momento di fare i conti con il passato».
Fini sogna di sdoganare la politica dai vecchi concetti di destra e sinistra...
«Si tratta solo di utopia. In politica ci vuole buon senso, ricordo all’ex leader di An che destra e sinistra sono tuttora divisi da un’incrollabile muraglia ideologica e lui lo sa bene».
Ma lei ce l’ha una ricetta per uscire da questo impasse nella maggioranza?
«Confido nel potere della diplomazia. Da inguaribile ottimista mi auguro che rientri al più presto questa frattura tra i finiani e il resto del partito. Se si riuscisse a ricomporre il quadro sarebbe un bene per il Paese che non sta attraversando certo un buon momento generale. In caso contrario ci sarebbero le elezioni in autunno e qui andrebbe in scena la rivoluzione».
Il vecchio caro ribaltone.
«Uno sgambetto all’elettore. Il cambio di rotta deciso negli ultimi due anni da Fini su tanti temi ha prodotto una poco riconoscibile corrispondenza tra lui e la sua appartenenza politica. Vuole fondare un nuovo partito di centro? Non basta ripensarci sugli ideali politici per resettarsi. E poi, lo ripeto, gli manca un target, la sua proposta politica è ormai fuori mercato».
A proposito, e la raccolta di firme del «Giornale»?
«Sulla sottoscrizione preferisco evitare il commento, non lo troverei elegante: una cosa è il giudizio professionale, un’altra è l’affetto che mi lega ancora a lui».