L'ex énfant prodige di SocGen dovrà risarcire 5 miliardi di euro

Kerviel, il trader infedele, costretto a restituire una somma doppia rispetto agli utili 2009 della Bce

È stato il fleur du mal della finanza francese, estirpato da Société Générale a danno ormai fatto: quasi 5 miliardi di euro di perdite provocate dal maldestro - e non autorizzato - utilizzo di 50 miliardi sul terreno minato dei future. E adesso, nella storia di Jerome Kerviel, un concentrato di ambizione ipertrofica non sorretta da competenze adeguate, sono i giudici a scrivere il capitolo forse finale. Con una sentenza tanto mite nel condannare l’ex trader a cinque anni di carcere, di cui due condonati, quanto durissima nella richiesta di risarcimento: 5 miliardi, l’equivalente della voragine aperta nei conti di SocGen. Una somma enorme. Tanto per capirci, pari al Pil di una piccola repubblica asiatica come il Tagikistan, oppure circa il doppio dei profitti messi in cassaforte dalla Bce lo scorso anno.
Ritenuto colpevole di falsificazione, appropriazione indebita e manomissione dei sistemi informatici, ma mai accusato di aver tentato di trarre profitti illeciti dalle sue spericolate attività, Kerviel non potrà certo far fronte a tale richiesta: se ancora percepisse il suo stipendio da consulente informatico, una busta paga da 2.300 euro mensili, impiegherebbe 177mila anni per azzerare il debito. Anche se non è noto l’ammontare del suo patrimonio, certo le cifre non sono neppure lontanamente paragonabili a quelle messe assieme in oltre 40 anni di attività da un re della frode come Bernard Madoff. Un mucchio di quattrini, tra beni personali, ville principesche e mega-yacht, servito, benchè solo in parte, a coprire un buco da 60 miliardi di dollari.
A Kerviel, però, è forse solo mancato il tempo per emulare le gesta del broker americano capace di riportare in vita il truffaldino schema Ponzi. La sua parabola di apprendista stregone è stata infatti troppo rapida, per quanto non mancassero le premesse per una folgorante carriera. L’ex énfant prodige della finanza, oggi 34enne, aveva creato una rete di protezione fatta di email e documenti contraffatti, rapporti d’amicizia con i controllori costruiti a colpi di bottiglie di champagne millesimato; ma, soprattutto, era riuscito nell’impresa di far apparire sempre bilanciato il portafoglio gestito con operazioni di trading false.
SocGen è stata dunque ingannata, o non ha vigilato a sufficienza? Niente di tutto questo, secondo Jerome, la cui tesi - fin dall’arresto - è che l’istituto fosse a conoscenza delle operazioni ad alto rischio da lui intraprese e che fosse addirittura incoraggiato dai vertici. I giudici sono stati però d’altro avviso, scatenando la reazione del legale di Kerviel, che ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello. La sentenza «è totalmente irragionevole e inverosimile - ha spiegato l’avvocato, Olivier Metzner - perché dice che la banca non è responsabile della creatura che ha fabbricato e che nessun controllo avrebbe permesso di evitare un evento simile». Visti i disastri combinati dalla finanza “creativa” in giro per il mondo, forse non ha tutti i torti.