Per l'ex pm tutto è lecito se fatto in nome del figlio

Pur di aiutare Cristiano, Di Pietro è sempre ricorso a ogni tipo di appoggio e nepotismo. E oggi arriva a negare la realtà

Roma - Guarda e impara, Cristiano Di Pietro: guarda tuo padre, osserva la sua impunita disinvoltura nel plasmare la realtà a vostra immagine e somiglianza: siete due gocce d’acqua, del resto. Gli investigatori della Dia hanno fatto intendere che tuo padre, già a metà del 2007, sapesse che il provveditore Mario Mautone era sotto indagine a Napoli. La Dia ha parlato di circostanza «inquietante» perché «voi dell’Italia dei Valori» improvvisamente avete smesso di parlargli come se fosse appestato, mentre nella vostra ottica era anche peggio: era indagato. Tuo padre l’ha anche detto, un giorno: Mautone l’ho trasferito a Roma perché sapevo dell’indagine. Ha detto così. Poi ha corretto e specificato che dell’indagine aveva appreso da agenzie di stampa: e non era vero, cioè era falso. Poi più nulla, zero, silenzio: guarda e impara, Cristiano. Se un giornalista come Guido Ruotolo a tuo padre dice che «c’è il sospetto che lei fu avvisato sulle indagini e per questo impose a Cristiano di troncare i rapporti con Mautone», come ha fatto sulla Stampa la vigilia di Natale, impara la risposta di Papà: «È una puttanata mostruosa». Stop. Fine. Lui non deve spiegazioni.

Per quanto invece riguarda la polpa della faccenda, cioè i favori che tu hai chiesto al provveditore Mautone a nome di amici tuoi, impara anche quest’altra: «Mio figlio ha fatto telefonate istituzionali doverose, e anche altre che non hanno alcuna rilevanza penale ma, al massimo, attengono alla sfera della deontologia e dell’opportunità». Hai capito, quello che parla come magna? Poi, nella stessa intervista, la paternale: «È stato un comportamento assolutamente non corretto che noi dell’Italia dei Valori però non condividiamo». Ma sta tranquillo, due giorni dopo, cioè ieri, Papà ha capovolto ancora tutto: «Mio figlio ha semplicemente insistito presso il provveditore perché sette caserme dei carabinieri in Molise si facessero il più presto possibile. Ha fatto proprio quello che il suo dovere gli impone di fare come amministratore, dopo di che ha trasmesso alcuni curriculum di professionisti qualificati affinché il pubblico funzionario li valutasse insieme a quelli di tutti gli altri». Cioè: li ha raccomandati, ma hai visto come te l’ha imbastita? Ormai è un politico navigato.

Il tocco finale è la colpa dei giornalisti: «Una certa informazione deformata e di parte insiste nel mettere tutti nello stesso`calderone». Neanche Repubblica saprebbe far meglio. Guarda e impara, Cristiano Di Pietro: è tutta la vita che lo fai. C’è quel malfidente di Maurizio Gasparri che ha presentato un’interpellanza per capire come sia stato possibile il tuo trasferimento alla Questura di Vasto: dice che l'organico era già al completo, e che forse hai avuto una spintarella. Tu avrai ridacchiato, perché è tutta la vita che guardi e impari.

Nell’autunno 1992, a Milano, quando eri un ragazzino e tuo padre era già un eroe, vincesti il concorso della Polizia e ottenesti il primo posto in graduatoria su 150 partecipanti, con Papà presente alla cerimonia. Come gira il mondo, forse, hai cominciato a capirlo quel giorno. Vivevi in via Andegari, dietro Piazza della Scala; l’appartamento della Cariplo era affittato a tuo padre (un equo canone) e il regolamento proibiva ogni tipo di subaffitto: ma ci stavi tu lo stesso. Un paio d’anni prima, ricorderai, eri stipendiato dalla Maa di Giancarlo Gorrini: anche se non andavi a lavorare quasi mai, a sentir lui. Gorrini è quello dei 100 milioni «prestati» a tuo padre: soldi che usò per comprarti una casa a Curno, vicino a lui.

Saprai, inoltre, che tuo padre comprò e affittò all’Italia dei Valori due appartamenti che si ripagava con denaro pubblico; come si chiamava la società cui erano intestati gli appartamenti? «An.ton.cri», sigla che racchiude anche il tuo nome. Cominci a capire? Ma certo che capisci. L’avevi capito da un pezzo anche quando bussasti direttamente a tuo padre, ministro delle Infrastrutture, per perorare la costruzione di un parco eolico in Molise. Del resto dove abiti, Cristiano? In una casa a Montenero di Bisaccia. Chi te l'ha venduta? Tuo padre. Lara, tua moglie, per puro caso faceva di cognome proprio Di Pietro. E uno dei tuoi figli, per puro caso, l’hai chiamato Antonio. Questa è una Repubblica fondata sulla famiglia, Cristiano. Tuo padre, a Guido Ruotolo della Stampa, ha detto che «Quello delle raccomandazioni è il male italiano, mio figlio avrebbe fatto bene a non caderci pure lui». Ha detto così, ma sta tranquillo. Scherzava.