L'exit strategy della Lega: Silvio bis o il voto

I pontieri del Carroccio valutano tutte le alternative possibili. E con Fini confronto ancora aperto. Maroni sulle voci di un distacco: "Rimaniamo leali al Cav, rispettiamo il patto e il programma"

Roma La Lega ora va in pressing: «Silvio, valuta il passo indietro. Ma se non lo fai sappi che siamo con te». E ancora: «Resetta tutto, guida tu un nuovo governo che duri un annetto e prepara l’uscita di scena in grande stile. Solo così puoi evitare il crac. Noi siamo con te in ogni caso ma, credici, Silvio, è meglio così per tutti». Questo il ragionamento dei big del Carroccio, pronti a dare l’ultimo consiglio all’alleato lunedì prossimo. Nelle scorse ore i vertici del Carroccio hanno mandato messaggi inequivocabili al premier. Nelle parole del ministro della Semplificazione Calderoli il succo della strategia del Senatur: «Ci sono solo due alternative: o il voto o il Berlusconi bis. Ma per entrambi occorrono gli attributi. La Lega li ha, altri mi pare di no». E ancora: «Nessuno pensa o ha mai pensato a maggioranze diverse da quelle uscite dalle urne nell’aprile del 2008». Tradotto: nessun ingresso nella maggioranza di Casini, che agli occhi di Bossi resta fumo degli occhi. E ancora: «Chi pensa, scrive o sostiene che l’incontro avvenuto a Montecitorio tra Umberto Bossi e Gianfranco Fini rappresenti un fallimento non sa neppure di che cosa si sta parlando». In sostanza il Senatùr ha garantito al presidente della Camera che avrebbe provato lui a convincere il Cavaliere sulla mossa più conveniente da fare. Per tutti. Ecco il ragionamento: nessuno vuole le elezioni subito. Non la Lega che rischia di buttare a mare quanto fatto sul federalismo e auspica la soluzione di un altro esecutivo Berlusconi per incassare i decreti delegati mancanti. Le elezioni non le vuole neppure il Fli che, se si andasse al voto subito, incasserebbe ben poco e sarebbe costretto a dar vita a un terzo polo facendo venire l’orticaria all’anima finiana ancorata a destra. Non le vuole il Pd ma soprattutto non le vuole il capo dello Stato. Ecco l’incubo del Carroccio: siamo sicuri che Napolitano sia davvero refrattario all’idea di benedire un governo tecnico, seppur rischiando di apparire come lo Scalfaro del 2010? E poi: «Silvio - il senso del messaggio dei leghisti - in questo momento hai tutti contro: la grande stampa, i poteri forti, la magistratura politicizzata. Ingiustamente sei sotto attacco come forse mai nella tua vita. Ma forse è arrivato il momento di una exit strategy super dignitosa. Guida tu l’uscita in grande stile, neppure Gianfranco vuole firmare una piazzale Loreto. Fìdati».
Ecco. Il problema è tutto qui. Su quel «fìdati». Berlusconi non si fida più di Fini. Riuscirà il Senatùr a convincere l’amico Silvio che la trattativa conviene anche a lui? Gli attuali segnali dicono di no. Il Cavaliere in fondo ha già detto come la pensa: mi hanno votato gli italiani, io a questi giochi di palazzo non ci sto, Gianfranco mi vuole morto e appena salgo al Colle scatta la mannaia del governo tecnico. Un ribaltone, un golpe. L’unica via è sperare che il capo dello Stato sciolga le Camere e ridia la parola agli elettori. Non puoi tradirmi anche tu, Umberto. No, Umberto non tradirà. Tant’è vero che il ministro Maroni ieri assicurava: «Noi rimaniamo leali a Berlusconi, noi rispettiamo il patto che abbiamo fatto con il presidente del Consiglio che si basa un programma di governo». No, Umberto non tradirà. Non ora. Perché se elezioni saranno, saranno elezioni insieme. Pdl e Lega uniti contro i traditori, i ribaltonisti, i reazionari della prima Repubblica, gli scippatori della volontà popolare. Si vincerà. Si vincerà ancora assieme contro il terzo polo-patacca e una sinistra allo sfascio. Ma quanto? Perché se si va alle urne (ipotesi niente affatto certa) con questa legge elettorale alla Camera sarà vittoria. Ma le proiezioni del Senato fanno tremare i polsi. Se a palazzo Madama non ci fosse una maggioranza solida sarebbero guai seri. Non si può certo continuare a ricorrere alle urne fino a quando il risultato non garantisce la governabilità. Ecco quello che diranno i leghisti al Cavaliere: «Decidi tu, Silvio. Noi siamo con te. Ma sappi che si vota in primavera si rischia una vittoria di Pirro». E a quel punto, il tasso di fedeltà e lealtà al Pdl potrebbe scendere sotto il livello di guardia. Anche perché va bene morire per l’alleato ma va ancora meglio morire per il federalismo.