UNA LEZIONE AGLI SCIENZIATI

Che il Festival della Scienza sia un evento per Genova, con un’importanza che cresce di anno in anno, è un fatto. E che sul palco delle mille sedi e dei mille rivoli del Festival vadano in scena spettacoli, conferenze, incontri ed esperimenti scientifici che arricchiscono la città, è altrettanto un fatto. Lungi da noi, quindi, l’idea di lanciare scomuniche o fatwa nei confronti del Festival. Non fa parte della nostra cultura, della nostra formazione liberale, e non sarebbe nemmeno in linea con la nostra linea editoriale che è sempre tesa al bene di Genova e della Liguria, da qualsiasi parte arrivi quel bene.
Però, certo, non crediamo che faccia parte del concetto di «bene di Genova e della Liguria» trasformare il Festival della Scienza in un Festival non della laicità, che è cosa buona e giusta, ma del laicismo. In una sagra anticlericale. In un angolo del dilettante dove si cita Galileo tre volte al giorno, giusto per dire che siamo rimasti ai livelli dell’inquisizione. Nell’opera, in questi giorni, si è distinto il matematicattore Piergiorgio Odifreddi e ha fato il suo apporto anche il poeta Edoardo Sanguineti, candidato sindaco di Genova della sinistra antagonista, che ha scatenato gli applausi della sala ieri, dicendo: «Non è facile spiegare all’arcivescovo che le processioni non servono per far piovere». Frase che ha fatto scattare in piedi un prete ingegnere che ha firmato il momento più alto della giornata, conquistandosi anche il rispetto dello stesso Sanguineti: «La preghiera - ha detto il religioso - è un atto di fede in Dio padre».
Ecco, io credo che non ci sia tantissima cultura, nè tantissima scienza in una conferenza-spettacolo che ironizza sulla fede di un credente e di un popolo di credenti. Soprattutto, credo che si approfitti della tolleranza infinita dei cristiani, che spesso dimenticano le proprie radici e non le difendono a sufficienza. È mai (...)