La lezione di Blair ai terroristi: «Contro l’odio diamo speranza»

Il premier britannico oppone le conclusioni di Gleneagles come antidoto alla cultura degli assassini

Fabrizio de Feo

nostro inviato a Gleneagles

Il volto è meno tirato del giorno prima, la voce meno segnata dalla rabbia e dal dolore. Ma la grinta di Tony Blair è intatta e pronta a vibrare dentro frasi e parole che si trasformano in un messaggio spedito non soltanto al suo popolo ma anche all’intera comunità internazionale. Il premier britannico gioca a carte scoperte. Vuole far risuonare limpida la risposta del dialogo contro chi semina morte e distruzione e usare i risultati del G8 di Gleneagles come antidoto al terrorismo e alla sua cultura che «non ha futuro né speranza».
Un messaggio tanto più forte quanto meno rinchiuso nel recinto dei Paesi occidentali. Per questo, al termine dell’incontro con i leader africani, anche loro compatti nella condanna degli attentati di Londra, il leader britannico chiede a tutti di far vincere la speranza e di continuare il dialogo anche sotto la cappa del terrore. Un auspicio rilanciato nel messaggio finale del vertice, prima accanto ai leader del G8 e di diversi Paesi in via di sviluppo, poi nella conferenza stampa conclusiva del vertice che fa da preludio a quelle degli altri leader (unico assente George W. Bush, che riparte subito per Washington). «Oggi noi parliamo sotto l’ombra del terrore. Ma non consentiremo al terrore di cambiare quel che siamo venuti a fare qui. Lo scopo del terrorismo è mettere la disperazione e la rabbia nei nostri cuori, coprire con il sangue la politica e il normale processo democratico. Ma non c’è futuro nel terrorismo. Non c’è speranza. E la speranza è l’alternativa a questo odio».
Il riferimento è alla ricetta di questo G8: il contatto continuo tra le nazioni più industrializzate, i Paesi africani e quelli emergenti su temi cruciali come lo sviluppo, il clima e il commercio mondiale. Uno sforzo di cooperazione che si oppone all’insulto gratuito di chi parla con le bombe e le stragi.
Tony Blair a Gleneagles svolge fino in fondo il compito di padrone di casa. Dopo aver trascorso a Londra le ore più drammatiche da quando è a Downing Street rientra nell’albergo scozzese giovedì sera. Dai vertici della polizia e dei servizi ascolta la ricostruzione degli attacchi contro la metropolitana e gli autobus londinesi, le prime indicazioni sui filoni d’indagine al vaglio degli inquirenti, il rapporto sul funzionamento dei dispositivi antiterrorismo messi a dura prova dal quadruplice attacco.
Il suo lavoro di regista del G8, però, non si ferma, sebbene il suo compito sia reso più difficile dalla necessità di cucire il lutto londinese con le speranze innescate dal vertice. Così subito dopo le stragi il premier lancia messaggi di coraggio alla Gran Bretagna: «Non ci piegheranno, i nostri valori sopravviveranno alle loro bombe». Poi ieri, con accanto gli uomini più potenti della terra e i rappresentanti della parte più povera del pianeta, dà nuove sfumature al suo messaggio: «Gli attacchi non hanno fermato questa riunione, non fermeranno gli sforzi di buona volontà del mondo civile». Un auspicio ripetuto sfoderando il carisma di sempre, la capacità di comunicare mai incrinata neppure sotto il peso dell’emozione e della tensione.
Il premier britannico questa volta si sofferma sul tasto dell’ottimismo tralasciando le tante istantanee del terrore che l’eccidio londinese rimanda alla memoria. Un passaggio della dichiarazione finale riassume la strategia blairiana: occorre sì smantellare le organizzazioni del terrore, ma anche «prevenire nuove generazioni di terroristi. Diffondendo sviluppo, diritti umani, democrazia, e l’educazione alla tolleranza».
E come risposta agli attentati, il ministro degli Interni Charles Clarke annuncia la convocazione per mercoledì 13 a Bruxelles di un vertice straordinario del Consiglio degli Affari interni e di Giustizia dell’Unione Europea. Lo stesso giorno, la Commissione europea esaminerà le proposte sulla cooperazione dei Paesi membri contro il terrorismo.