LEZIONE BRITANNICA

La Banca d’Inghilterra ha reso note ieri le minute della riunione in cui, all’inizio di agosto, è stato deciso a maggioranza un ribasso dei tassi d’interesse. Il governatore Mervyn King vi si era opposto, tuttavia ha dovuto capitolare davanti alla decisione di cinque dei nove membri del Comitato di politica monetaria. La collegialità ha prevalso sull’individualismo; le esigenze di trasparenza hanno messo i protagonisti davanti alle loro responsabilità.
Questo episodio interessa noi italiani per due motivi. Il primo è la decisione a maggioranza della Bank of England, impensabile in un organismo monocratico come la Banca d’Italia, in cui il governatore agisce individualmente. Può consultarsi con altri, ma decide da solo. Il secondo motivo d’interesse, è la pubblicazione delle minute delle riunioni: una pratica che viene utilizzata anche dalla Federal Reserve americana, ma sconosciuta sia alla Banca centrale europea che in via Nazionale.
Martedì sera, fonti non ufficiali della Banca d’Italia hanno confermato che il governatore Antonio Fazio parteciperà alla riunione del Comitato per il credito e il risparmio convocato per il 26 agosto. E perché mai non avrebbe dovuto? È la prima volta, da quanto è scoppiato il fortunale estivo sulle banche, che Fazio ha la possibilità di spiegare in maniera circostanziata il suo punto di vista, e le sue mosse intorno alle vicende che coinvolgono istituti di credito su cui Bankitalia vigila. E c’è tutto l’interesse a conoscerlo, questo parere. Da parte del governo, certo; ma anche da parte del pubblico. Ecco perché è necessaria la massima trasparenza su questa importante riunione. Se non proprio le minute, ci aspettiamo resoconti ufficiali e dettagliati: a meno che governo e Bankitalia non pensino che i cittadini italiani debbano informarsi in base alle intercettazioni telefoniche.
Sappiamo che il governatore Fazio sta lavorando, in queste ore, a risposte puntuali dal punto di vista tecnico-giuridico nei confronti di ogni rilievo che gli è stato mosso nelle passate settimane. Egli è convinto di aver rispettato le leggi, e di essere nel giusto. L’ipotesi di dimissioni, chieste a gran voce dal centrosinistra, dai grandi giornali e da larga parte dell’establishment economico e finanziario (da Luca di Montezemolo in giù), non gli appare giustificata. Sappiamo anche che Fazio non è entusiasta della cosiddetta «autoriforma», cioè dell’iniziativa interna volta a modificare il mandato senza scadenza del governatore ed a rendere meno solitario il processo delle decisioni in Bankitalia. Per Fazio, il Parlamento ha avuto l’occasione di legiferare in proposito, durante il cammino non ancora concluso della legge sul risparmio, ma non l’ha fatto. Dunque, perché modifiche statutarie di tale rilevanza dovrebbero provenire dall’interno?
Domanda legittima. I motivi che dovrebbero suggerire al governatore un’apertura sul mandato sono diversi, i giornali li ricordano incessantemente, e lo stesso Fazio li conosce benissimo. È anche vero che la battaglia ormai scoperta fra vecchi e nuovi poteri per il controllo di banche, aziende e giornali, consiglia il rafforzamento delle autorità di controllo e vigilanza piuttosto che il loro indebolimento. Una Banca d’Italia che assuma delibere collegiali e trasparenti è più forte o più debole rispetto all’attuale assetto monocratico? Questa la domanda chiave che attende risposta all’interno dell’istituto e in Parlamento. La decisione sul mandato a termine, una volta chiarito questo punto, diventa soltanto un’appendice tecnica.