La lezione Capitale: la destra lepenista non funziona

A Roma il centrodestra sembra destinato a non toccare palla, visto che appena chiuse le urne le prime proiezioni non fanno che confermare i sondaggi degli ultimi giorni dando al ballottaggio la grillina Virginia Raggi e il dem Roberto Giachetti. Con Giorgia Meloni e Alfio Marchini che resterebbero invece alla finestra.

Anche se fuori dai giochi, però, la sfida del Campidoglio rischia di diventare uno dei passaggi chiave nell'accidentato percorso che porterà al centrodestra di domani. Perché la disfatta della Capitale - soprattutto se valutata insieme al buon risultato che sembra profilarsi a Milano per Stefano Parisi - dice che la destra da sola non va da nessuna parte. Perfino a Roma, che per Fratelli d'Italia è da sempre una roccaforte elettorale.

Insomma, se il risultato che sembra profilarsi ad urne appena chiuse dovesse essere confermato, si profilerebbe una decisa bocciatura per la destra lepenista di cui vorrebbero farsi portavoce FdI e Lega. Per la Meloni terza nella «sua» Roma, infatti, sarebbe una sconfitta personale difficile da digerire, al netto del risultato della lista di Fratelli d'Italia che certamente porterà a casa un buon risultato grazie al «sacrificio» del suo leader. Così come un buon risultato di Parisi a Milano certificherebbe che la Lega che urla funziona più in televisione che nella cabina elettorale, visto che la candidatura del centrodestra nel capoluogo lombardo è frutto di un compromesso tra il centro di Ncd - con Maurizio Lupi in prima linea - e l'ala per così dire «governativa» del Carroccio, quella rappresentata dal governatore della Lombardia Roberto Maroni. Matteo Salvini, insomma, andrebbe sì all'incasso di un eventuale successo milanese, ma è evidente che la sua linea aggressiva sarebbe politicamente davanti ad una decisa battuta d'arresto. Soprattutto se fosse confermato il risultato che, appena chiuse le urne, pare profilarsi per la Meloni, nettamente staccata dal duo Raggi-Giachetti.

Quando la polvere si sarà posata e con i numeri finali messi nero su bianco, dunque, il centrodestra dovrà farsi un esame di coscienza e ragionare su quali potranno essere le prospettive in vista delle prossime elezioni politiche, che siano nel 2018 o - come è probabile - anche prima. Con la consapevolezza che da sola la destra-destra non raccoglie un consenso sufficiente ad essere forza di governo. Neanche a Roma, da sempre vero e proprio baluardo del voto di destra, dai tempi del Movimento sociale passando per An fino oggi a Fratelli d'Italia.