La lezione che viene da Rovegno

Molto egregio e molto paziente signor Direttore, negli ultimi giorni, sui fogli di «Genova e Province», noto una particolare epifania di sofferti temi: quasi grida di dolore, orgoglio, polemica e anche rabbia.
C’è molta carne al fuoco e di prima qualità e i contenitori sono tanti: Affresco si, Affresco no, con tutto quello che ne potrebbe derivare di creativo e di fecondo (molto affabulante), ma, anche, un surplus di pareri contrastanti seppur con ingredienti di verità.
E, poi, l’affare Genoa, che strazia in profondità il cuore di molti cittadini e anche il disagio d’una politica di disagio. Svetta alto, perché respiro di vera democrazia, il servizio della talentuosa dottoressa Silvia Pedemonte: il richiamo urgente di verità per l’ennesima tragedia emersa - quella davvero angosciante - del «Primo Capitano Francesco Calabrese».
«Una storia. Una vita. Una morte». Così scrive Silvia Pedemonte.
Non ci resta che piangere.
Invece, io agito un po’ le acque (fuor di metafora), scrivendo un nome: Campana - poeta matto e del disordine per alcuni, grande poeta per altri.
Desidererei solo una piccola pausa ventosa eppur lieve, se è possibile e non fuorviante. In ogni caso, grazie.

Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano
al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l’onda che ammorza
Ne l’onda volubile smorza...
Ne l’ultimo schianto crudele...
Le vele le vele le vele
(Dino Campana)