LA LEZIONE D’INGLESE CHE LA LIGURIA NON SA IMPARARE

(...) liberale (ma anche lui si è adeguato al nuovo corso politico) e dal formidabile curriculum come Tommaso Padoa Schioppa si attendeva.
A noi tutti non ci può sfuggire il valore politico e di immagine di questo attacco. Per l'Economist la Finanziaria è una legge scritta sotto dettatura della sinistra massimalista e dei sindacati in particolare la Cgil, che ricattano il governo sui più importanti punti dello sviluppo del paese: dalla riforma strutturale delle pensioni, ai tagli alla spesa pubblica, dalle grandi opere infrastrutturali come la Torino-Lione o il Terzo Valico dei Giovi, opera, quest'ultima, rilanciata durante il quinquennio di presidenza di Sandro Biasotti e dal governo Berlusconi di cui tutti hanno voluto prendersene i meriti, compreso il senatore Graziano Mazzarello (ricordiamo sue le polemiche con il senatore Luigi Grillo sull'avvio dei lavori e sui fori pilota) di cui nessuno più parla fatta eccezione, come ha ricordato dalle colonne di questo Giornale, Massimiliano Lussana, per l'euro deputato Marta Vincenzi, nemmeno gli industriali genovesi (che da sempre affermano che senza questa opera la Liguria e il suo sistema portuale muoiono), per non creare problemi al Governo che è sotto schiaffo della sinistra massimalista e dei Verdi. Questo articolo in sostanza conferma la debolezza di Prodi, che non è mai stato amato oltremanica (chi non ricorda i pesanti attacchi del Financial Time, altro importante quotidiano economico inglese quando egli era presidente della Commissione Europea?) nei confronti di una sinistra massimalista che si è alleata con i cattolici della Margherita, i post comunisti dei Ds e i populisti dell'Italia dei Valori al solo scopo di far cadere Berlusconi per il quale nutrivano e nutrono un odio viscerale e molto poco democratico.
Non può nemmeno sfuggire all'attento lettore di cose politiche che in un Paese come il nostro, dove la politica e i politici sono fortemente provinciali, l'autorevole voce e i commenti del settimanale britannico hanno sempre avuto una particolare audience nell'establishment economico/finanziario tendenzialmente di sinistra e spesso sono stati usati nelle polemiche televisive per attaccare gli avversari come se le cose dette o scritte dall'Economist fossero davvero «salmi» della Bibbia economica mondiale.
Ma al di là di queste considerazioni mi domando: ma è proprio così importante sapere cosa pensa e cosa dice l'Economist per regolare i meccanismi della vita politica di questo paese o non sarebbe meglio fregarcene un po' di più, (anche per un sano rapporto di reciprocità della stampa italiana nei confronti delle politiche economiche degli altri Paesi europei), e pensare seriamente alle vicende di questa sgangherata maggioranza che ci governa? Come afferma l'onorevole di Forza Italia Nicolò Ghedini: «la Finanziaria non ci piace ma il tono di supponenza dell'Economist è fastidioso; come se fossimo i parenti poveri di questa Europa. Sembra quasi di sentire David Niven che rimprovera Alberto Sordi». Questo tono oggi striglia Prodi e il suo governo quindi che imparino la lezione, i signori della sinistra, e la smettano di considerare questo settimanale come il «verbo rivelato» dell'economia mondiale.