Lezione di giornalismo

Nel Regno Unito i giornalisti (ma non soltanto) hanno preso molto sul serio la vicenda dell’assassinio di Alexander Litvinenko, dell’arresto di Mario Scaramella accusato in Italia di aver calunniato un capitano del Kgb (ve lo immaginate un ex consulente della Commissione Stragi in galera per aver calunniato un agente della Cia?) e dell’ipotesi, formulata davanti a una telecamera da Litvinenko secondo cui l’attuale presidente del Consiglio Romano Prodi potrebbe avere un passato di ex agente sovietico.
I lettori ricorderanno l’intervista che ci ha concesso Oleg Gordievsky secondo cui Prodi nei primi anni Ottanta era popolarissimo nel 5° dipartimento del Kgb. Dal giorno della morte di Litvinenko i giornalisti (inglesi) hanno lavorato sodo ed ora comincia a venir fuori un raccolto destinato a far titolo sui giornali. Ieri sera è andato in onda su Itv e sul prestigiosissimo Panorama di Bbc News. Nella puntata è stato ricostruito in tutte le sue fasi l’assassinio di Litvinenko che, secondo Gordievsky è stato organizzato non soltanto per uccidere l’esule russo ma anche per distruggere, attraverso la criminalizzazione di Scaramella, la Commissione Mitrokhin e chi l’ha presieduta.
Un giornalista di Channel 4 mi ha chiesto ieri se gli italiani non provano imbarazzo per il fatto che un loro concittadino sia tenuto in galera con l’accusa di aver calunniato un ex agente segreto sovietico e gli ho dovuto rispondere che no, qui è tutto regolare. Ma il centro dell'inchiesta sta nell’intervista in cui Litvinenko racconta quel che aveva sentito dire su Romano Prodi nel Kgb. Quell’intervista, raccolta da Scaramella, fu da me segretata per lealtà istituzionale: Litvinenko accusava Prodi ma citava come fonte un morto, il generale Anatolij Trofimov e a me sembrò doveroso, essendo imminente la campagna elettorale, non rendere pubblico quel video.
Ma adesso tutto è cambiato: Litvinenko è morto e Scaramella è in ceppi, le tv inglesi hanno deciso di raccontare la storia. Che cosa si vede? Litvinenko parla per un quarto d’ora di fronte a suo fratello Maxim che traduce in italiano: il suo tono tranquillo e sicuro e Litvinenko parla senza mai leggere. Quel che dice è scioccante, perché cita sì un uomo che è stato ucciso, ma lui stesso è un morto che parla. L’ex tenente colonnello racconta di aver deciso di emigrare in Italia ed essendo in ottimi rapporti con il vice direttore del servizio, generale Anatolij Trofimov, gli chiese consiglio. E Trofimov, racconta Litvinenko nel video cui tutti i giornalisti inglesi hanno dato la caccia per due mesi, risponde: «Caro Sasha, l’Italia è un covo di agenti del Kgb e come se non bastasse lì c’è Romano Prodi che è il nostro uomo: pensa, adesso è il presidente dell’Europa».
Vero o falso? Di sicuro Trofimov nella primavera del 2005 fu abbattuto a raffiche di mitra. Litvinenko non venne a vivere in Italia ma trovò una orrenda morte a Londra dove gli assassini si occuparono sia di lui che dell’organizzazione mediatica. Sulla sua morte indaga Scotland Yard che ha messo sotto torchio Evgheni Limarev che forgiò l’e-mail che portò Scaramella al Sushi Bar affinché si accendessero i riflettori di tutto il mondo sul topo in trappola: l'uomo attraverso il quale si poteva distruggere la Commissione Mitrokhin e incastrare il suo presidente con qualche intervista prefabbricata. Sono passati due mesi da quando la più grande campagna omicida e di disinformazione è stata lanciata come una macchina da guerra contro chi indaga sugli uomini del Kgb. Lasciamo perdere la storia del giudice a Berlino: ci fa più piacere sapere che esistono giornalisti a Londra.
www.paologuzzanti.it